L’offensiva jihadista scatenatasi il 7 ottobre 2023 ha colpito duramente il regime di Bashar al Assad, mettendo in discussione la stabilità del sistema di potere siriano, sostenuto per anni da Iran e Russia. Gli scontri, concentrati inizialmente nelle campagne occidentali di Aleppo, hanno portato alla conquista della città, simbolo storico e strategico del nord della Siria, con un rapido crollo delle forze governative.
Nella notte, Aleppo è stata completamente occupata, inclusi i suoi aeroporti militari e civili, mai caduti nelle mani degli insorti nei 13 anni di guerra. Anche le forze curde, inizialmente intervenute per prendere il controllo dello scalo internazionale, hanno ceduto il passo ai jihadisti sostenuti dalla Turchia, che hanno proseguito l’avanzata verso sud, occupando Idlib, Hama e diverse postazioni chiave, tra cui la base russa di Sqeilibye sul fiume Oronte.
La perdita di Aleppo ha alimentato tensioni nelle fila del regime, con segnalazioni di scontri tra fazioni governative rivali a Damasco. Le divisioni sembrano riflettere le rivalità tra i sostenitori iraniani e russi, complicando ulteriormente il quadro politico-militare. Nonostante la situazione critica, Bashar al Assad ha dichiarato in un raro intervento telefonico con il leader degli Emirati che il paese “sconfiggerà i terroristi”, mentre persistono voci non confermate di una sua fuga a Mosca o il suo isolamento in un bunker a Damasco.
La rapida avanzata ribelle ha innescato una nuova crisi umanitaria, con migliaia di civili in fuga e l’evacuazione del personale ONU da Aleppo. Il governo italiano, tramite il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha confermato l’evacuazione dei connazionali dal nord della Siria, rassicurando sulla loro sicurezza. Alcuni gruppi italo-siriani e religiosi hanno scelto di rimanere.
Mentre le forze ribelli estendono il controllo verso la periferia di Homs e le regioni meridionali di Daraa e Suwayda, le divisioni interne al regime e il possibile coinvolgimento di attori esterni prefigurano scenari inediti. Con l’arrivo a Damasco del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, si prospettano sviluppi diplomatici, ma il futuro della Siria appare sempre più incerto.










