PUGLIA/ A due passi da Taranto c’è l’anima più autentica e rurale della regione

DI Giulio Terzi

Ha “dormito” per anni, per secoli, ed ora si sta risvegliando. E’ un  posto che non ti aspetti, hai in testa le spiagge del Salento, la confusione estiva di Gallipoli, l’imponenza architettonica di Lecce, la collana dei borghi storici sulla dorsale che separa la Puglia ionica da quella adriatica. Ma Crispiano,  paese di 13mila anime dell’entroterra tarantino non molto lontano da Martina Franca fa storia a sé. Ha origini molto antiche che risalgono anche alla preistoria, elemento convalidato dalla presenza di reperti di epoca greca tra cui un interessantissimo “corredo tombale” del IV secolo. Una “capitale” della Magna Grecia? Attorno u hinterland suggestivo, composto da 104 edifici storici, che si sta lentamente risvegliando grazie al recupero di molte masserie, alcuni dei quali hanno una storia millenaria, la cui peculiarità paesaggistica è stata riconosciuta, proprio in sede regionale, come “unicità”.
Un tempo abbandonate e ora trasformate in aziende agricole o in strutture ricettive da qualche anno le ‘cento masserie’ di Crispiano sono diventate il marchio di fabbrica e cominciano ad evocare immagini di a vacanza green, tra mare e campagna, alla scoperta di sapori, racconti, suggestioni Al momento le masserie riconvertite in b&b si contano sulle dita di una mano, ma: molte altre, infatti, si stanno attrezzando. Stiamo parlando di un micromondo che spesso custodisce siti archeologici di notevole interesse; ovili settecenteschi e frantoi ipogei, nonché aie e corti delle feste, apiari e piccionaie in pietra, cisterne scavate nella roccia e interminabili muri a secco, le cui varianti architettoniche spaziano dalle più piccole masserie rurali alle più imponenti strutture a corte chiusa con mura fortificata.
Quando il turismo gira le  iniziative si moltiplicano, anche se manca una strategia strutturata di ampio respiro, manca una regia sovraregionale, manca una comunicazione adeguata. C’è già il il Gran tour delle cento masserie, che propone una serie di itinerari escursionistici guidati a piedi, ma siamo ancora lontani (purtroppo o per fortuna) dalle dinamiche di un turismo adulto.

 Pensare alla Puglia rievoca i muretti a secco, i trulli, gli ulivi secolari, le fortezze e le masserie. Ma ci sono territori ancora da valorizzare e da raccontare come si deve. Come Crispiano, appunto. Sorge su un suolo prevalentemente carsico, detto “Vallone”, abitato fin dalla Preistoria, come testimoniano numerosi reperti archeologici e “corredi tombali” del IV secolo a.C., che costituiscono i pezzi più importanti dei famosi “Ori di Taranto”, custoditi nel Museo archeologico Marta. Nei secoli, Crispiano ha visto il passaggio e la dominazione di diversi popoli antichi, dai greci e romani, ai bizantini, fino alle ostili incursioni dei saraceni. Un tempo  dipendeva da Taranto, rappresentando una sua frazione. Solo nel 1919 riuscì ad ottenere la sua autonomia, determinando così anche i suoi confini territoriali. Lo storico traguardo dei cento anni di indipendenza è stato celebrato dalla comunità nel mese di settembre del 2019.

Il cuore del Paese è prevalentemente legato appunto alle “Cento Masserie” , che rispecchiano la vera identità della cittadina, una realtà da intendersi unica per la particolare concentrazione di tali costruzioni. Risalenti tra il XV e il XIX, sono tipiche tenute rurali, circondate da muretti a secco e da distese di ulivi secolari, che costellano tutto il territorio di Crispiano. Dalle più piccole alle più imponenti, di cui alcune fortificate per la difesa dalle invasioni, oggi si presentano, nella maggior parte, ristrutturate nel pieno rispetto delle identità del passato. Nel 2007 è nato il #ConsorziodelleCentoMasserie con l’obiettivo di promuovere, attraverso meravigliosi percorsi, come il “Green Road”, il patrimonio storico, paesaggistico ed enogastronomico di questo straordinario territorio.

 Crispiano è inclusa nel Parco Regionale di Terra delle Gravine, dove regna l’ambiente di quella Puglia rurale  “addomesticata” quanto basta per trasformare la sua originaria identità storica in un valore sacro che si inchina al servizio dell’ospitalità. Un’occasione per sviluppare quel turismo lento che altrove sarebbe impossibile e che da queste partri caratterizza i suoi cammini quali il Callis Sancti Michaelis (sentieri micaelici), la via Ellenica (da Brindisi a Matera) e la Rotta dei Due Mari (da Polignano a Taranto).In loco vi sono guide turistiche specializzate che accompagnano sistematicamente i turisti sui percorsi loro indicati, al fine di ammirare meravigliose cappelle accuratamente affrescate e siti archeologici che ricordano gli antichi sentieri che la videro capitale della Magna Grecia.

La tradizione culturale del passato, inoltre, attraverso la visita in masseria rivive nel merito anche con la presentazione dei piatti tipici locali, che i proprietari mettono a disposizione dei visitatori, come pure con le attività laboratoriali di enogastronomia organizzate per far sì che una visita, tra cammini nella natura e osservazione del paesaggio, non sia solo motivo di esperienza conoscitiva ma attivi la percezione “emotiva” dei cinque sensi che, grazie ad abitudini agricole e vecchi sapori, apra tranquillamente la porta al vero turismo esperienziale. Una politica turistica adeguata può anche partire da qui.  (1- continua)