Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha duramente criticato la decisione del Tribunale di Roma riguardante i migranti trasferiti in Albania, definendola “abnorme” e fuori dalle competenze della magistratura. Nordio ha avvertito che la politica dovrà intervenire se i giudici oltrepassano i loro poteri, come nel caso della definizione di uno Stato sicuro. Nonostante le rassicurazioni del governo, che nega di essere in conflitto con la magistratura, le opposizioni sostengono il contrario, criticando aspramente l’esecutivo.
La polemica si intensifica con la decisione di Giorgia Meloni di proporre un decreto legge per rendere primaria la definizione dei Paesi sicuri, attualmente regolata da un decreto ministeriale annuale. Il decreto, che sarà discusso lunedì in Consiglio dei ministri, potrebbe anche rivedere il sistema di esame delle richieste d’asilo e i meccanismi dei ricorsi, nell’intento di rafforzare la politica migratoria del governo.
La situazione ha suscitato reazioni anche all’interno della magistratura: il giudice Silvia Albano aveva già sottolineato come il decreto ministeriale sui Paesi sicuri fosse subordinato alla normativa europea e alla Costituzione, e che spetta ai giudici verificare la sicurezza effettiva di questi Paesi. L’Associazione Nazionale Magistrati ha difeso l’operato dei giudici, sottolineando che si sono limitati ad applicare le leggi vigenti.
Nel frattempo, l’operazione di trasferimento dei migranti in Albania prosegue, ma le opposizioni criticano fortemente l’iniziativa, denunciando uno spreco di denaro pubblico e richiedendo le dimissioni di Nordio. Partiti come il PD, M5S e +Europa accusano il governo di creare un grave scontro istituzionale, mentre al Quirinale si osserva la situazione con riserbo.










