La crisi – perché di crisi si tratta – del covid/omicron assomiglia sempre più ad una commedia dell’assurdo di Becket. Stiamo aspettando qualcosa. Non si sa bene cosa, chi né quando. Il contagio dilaga, gli ospedali fanno fronte con i mezzi a disposizione e con l’esperienza acquisita, i malati vengono curati in larga parte a domicilio, i nuovi farmaci attenuano consistentemente gli effetti della malattia; dilaga il fai da te, i test rapidissimi (e di dubbia efficacia) fatti a casa consentono una risposta lontana da occhi indiscreti, basta non farlo sapere in giro e la vita continua. Insomma, praticamente il caos, almeno tre milioni di contagiati (tra dichiarati e non), con una costanza di numeri altissimi nei bollettini quotidiani. Ma non andiamo più nel panico. I vaccini? Adesso viene fuori che servono a poco, che salvano la vita ai cosiddetti soggetti fragili, ma non tengono lontano il covid. Si sa ormai che le percentuali di ri-contagio superano il 10 per cento. E siamo quindi con quasi venti milioni di italiani Covid-assolti (magari con un paio di contagi) e con milioni di vaccini inoculati. Oggi ci dicono che senza sarebbe stata una ecatombe, ma è tutto da dimostrare. E se la sanità è a pezzi, vicina al collasso, è più un problema di organizzazione che di pressione da Covid. Non è stato fatto quasi niente per rimettere le cose in ordine, per mettere il sistema in sicurezza, in questi lunghi mesi di tregua si è finto di dimenticare i problemi di fondo, quelli sostanziali. Che adesso ritornano con violenza. Mancano uomini, medici, infermieri, mancano risorse, aggiornamenti, strategie. In compenso sono tornati in auge gli esperti, i consulenti. Non quelli degli ultimi due anni, oggi c’è una nuova generazione di virologi mediatizzati, che dicono tutto e il contrario di tutto. Non c’è niente da fare, non abbiamo imparato niente dall’esperienza passata. Dobbiamo vaccinarci ancora, dobbiamo usare precauzioni, mascherina obbligata? O dobbiamo mischiarci, lasciare che il virus circoli liberamente, tanto non cambia niente? Valanghe di dubbi, tesi contrastanti, suggerimenti confusi. Scatta la quarta dose, riaprono gli hub. Negli ospedali i ricoverati specificatamente per covid sono una percentuale trascurabile; ma tra i ricoverati per patologie diverse, di qualsiasi tipo, i contagiati sono una percentuale altissima. E questo destabilizza il sistema.
Torniamo sull’interrogativo di fondo: siamo preoccupati? No, forse. Un poco. Perché non ci viene detto nulla di chiaro, di definito. Restiamo nel limbo. E in questa situazione è più comodo far finta di niente. Se ci fosse emergenza ce lo direbbero, vien da pensare. Ragionamento a spanne, non risolutivo. Il silenzio delle autorità sanitarie e politiche può essere dettato da una prudenza fin troppo carica di dubbi; o dal fatto che ai piani alti non sanno che pesci pigliare. Chi si assume la responsabilità di rovinare le vacanze agli italiani, di tagliare le gambe all’industria turistica e dell’accoglienza, che sta timidamente tentando di risalire? E allora aspettiamo, aspettiamo tutti. E arriviamo alla fine del mese. Come nella commedia di Becket. Stanno tutti aspettando Godot. Questo personaggio che nella piece teatrale non arriverà mai ma che giustifica l’attesa, lo stallo. Quel personaggio potrebbe essere risolutivo e avere le notizie giuste. Ma se non dovesse arrivare?

REPORTER

 

 

 

 

 

 

 

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