Un autorevole ex premier qualche giorno fa ha detto in tv di fronte ad alcuni giornalisti neanche troppo turbati che forse il governo dovrebbe in questo momento esercitare un controllo sulla informazione Covid.  Un oltraggio alla democrazia, alla libertà di espressione? Meglio pensare ad un saggio consiglio sul quale riflettere. Perché è un dato consolidato, gli italiani non sanno più se ridere o piangere, se rassegnarsi o sperare. L’opinione pubblica è sconcertata e non riesce a capacitarsi del fatto che dopo due anni siamo ancora nel girone infernale della pandemia e non sappiamo come uscirne. L’imbarazzo generale è palpabile, nei palazzi del potere e in quelli della scienza. Altrove si sarebbero dimessi gli esperti, il ministro, da noi si usano altri metri di giudizio e nessuno perde il posto ( a parte quelle centinaia di migliaia di lavoratori andati a fondo per via della pandemia.  Ci hanno fatto una testa così con i vaccini, e adesso ci dicono che non basta, che ci vuole altro. Che servono misure restrittive, quelle che se adottate prima a scuola e nel trasporto pubblico ci avrebbero dato ora qualche chance in più. E vai con le mascherine, con distanziamenti, con i nuovi  green pass.  Hanno determinato una guerra di religione tra chi è vaccinato e chi no, esasperando una situazione già delicatissima (che grosse responsabilità portano sulle spalle quei comunicatori lasciati a piede libero in tv), hanno fatto crescere dal nulla un movimento di opposizione incontrollabile e violento. Se lo avessero semplicemente ignorato lasciando in pace chi non vuole vaccinarsi (ecco il controllo dell’informazione) probabilmente non saremmo qui a parlarne.
Comunque al di là di tutto, nel giro di poche ore siamo passati da uno scenario sufficientemente definito (ma anche molto discusso) ad una situazione di pre-caos. Che il governo sta cercando in qualche modo di gestire. Ci eravamo scordati il Continente Nero, e adesso l’Africa ci presenta il conto. Ci eravamo appena  rassegnati a seguire le misure annunciate in conferenza stampa dal premier Draghi e in vigore dal 6 dicembre, ed ecco che arriva con il suo carico pesante, esplosivo, la cosiddetta variante sudafricana. Il tempo di bloccare gli arrivi da un gruppo di paesi a rischio ed ecco la scoperta che il nuovo problema  – il viaggiatore italiano contagiato – è giù atterrato in Italia, è stato nel Casertano, è passato per Milano, insomma ha avuto occasione di incontrare un sacco di persone. L’affannosa caccia ai potenziali contagiati ricorda un po’ quella del febbraio 2020, quando improvvisamente la famosa coppia di cinesi infetti fu prelevata dall’hotel Palatino a Roma e portata allo Spallanzani. Allora eravano tutti a digiuno di covid e contagi, oggi siamo consapevoli e attrezzati, almeno così pare. Che si fa? Si affronta l’ennesima, inattesa emergenza.  Intanto scatta la corsa tra gli esperti catastrofisti e gli inguaribili ottimisti, virus fuori controllo, oltre i vaccini esistenti, ci vorranno mesi per le contromisure; macchè, non succede niente, le protezioni reggeranno, non roviniamo il Natale agli italiani. Fuori dai confini nazionali è un disastro, misure rigidissime, numeri stratosferici di contagi e vittime.  I media fanno cassa di risonanza, il governo non prende una posizione chiara e decisa. Stiamo aspettando Godot, in una fase di stallo che rischia di far saltare i nervi a tutti. Il vaccino è ancora sufficiente? Abbiamo altre soluzioni? Chiudiamo il paese come stanno facendo altri europartners? E gli imprenditori, i commercianti, gli albergatori chi li sente? Tutte le catene di distribuzione sono in attività frenetica, manca meno di un mese a Natale… Difficile non perdere la calma.  Registriamo la modifica in extremis al decreto sul green pass  che dal 6 dicembre diventa obbligatorio su tutti i mezzi di trasporto pubblico locale.  Integrazione legittima che si va ad aggiungere alle norme già annunciate. Si è detto e scritto, i numeri che quotidianamente vengono diffusi parlano chiaro, aumentano ricoveri, terapie intensive, contagi. Si oscilla tra allarme e rassicurazioni, non si sa cosa pensare. Non si dice quanti italiani sono guariti,  Pochi hanno ripreso l’appello del direttore generale FF dello Spallanzani, Francesco Vaia, che ha suggerito di cancellare il bollettino dai notiziari. E nessuno ha pensato sul serio di evitarci lo stillicidio dei dati, una proposta sensata finita nel cestino. Avanti così. Restiamo appesi. Forse è il momento di rivedere qualcosa. In termini di controlli, di tamponi. Se lo Stato fosse più chiaro, chiedesse aiuto, se la sanità privata, che in Italia è una potenza, potesse dare una mano…

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