Non è chiaro quanto della confusa situazione che stiamo vivendo sia farina del sacco del premier Draghi e quanto degli esperti del Comitato di crisi. SuperMario, colto in un fuori onda nutrirebbe delle riserve nei confronti dei consulenti del governo e delle misure suggerite ma si trova ad operare in una situazione francamente complicata, sul filo del rasoio. Il pragmatismo del leader si scontra contro la scarsissima flessibilità degli scienziati e la gestione del green pass non si può dire sia stata e sia brillante, anzi, se non si rivela ancora un boomerang è perché in questo momento gli italiani pensano soprattutto a non rovinarsi le ferie. La scelta di rispondere con il vaccino di massa alla offensiva della variante Delta è ritenuta l’unica valida? E allora si vada fino in fondo. Ma si tenga conto della realtà e anche delle varianti sanitarie, sociali, umane, psicologiche degli italiani.E si sia chiari fino in fondo, senza togliere agli utenti la consolazione di potersi gustare un caffè o una cena in santa pace senza ricorrere a questa nuova sorta di tessera sanitaria. La condizioni di vaccinati o non,può essere legittimamente riportata in un documento personale utile in caso di emergenza e di estrema necessità ma non può rappresentare un discriminante lasciapassare. Ci sono anche altre opzioni? Pare proprio di sì, nel momento che la deriva autoritaria decisa dagli esperti ha scatenato una controffensiva da parte di chi obietta – avanzando argomentazioni tecniche e scientifiche – sulla validità a prescindere del vaccino come ultimo e unico baluardo contro la variante Delta. Ci sono delle zone d’ombra da considerare. O siamo veramente preoccupati e ci chiudiamo nuovamente tutti in casa – vaccinati, covidguariti ed altri -in attesa che passi la tempesta, torniamo alle precauzioni dello scorso anno,  usiamo sempre la mascherina e evitiamo ogni sorta di assembramenti, con qualcuno che  controlla e punisce  oppure il dividere l’Italia in due e mettere i non vaccinati nel girone infernale ha il sapore di una operazione spregiudicata e sostanzialmente violenta. Tutto inutile, la sera gli assembramenti ci sono in ogni angolo d’Italia, i ragazzi sfuggono ai controlli e ai tracciamenti, trasformando l’azione delle squadre dei medici Asl in un gioco drammatico e perverso di guardia e ladri, le occasioni di contagio si moltiplicano e nessuno con il potere di farlo interviene con decisione. A meno che l’allarme – sia pure giustificato dall’aumento dei casi – non sia forzato, e la pressione per la vaccinazione di massa sia una ostinazione degli esperti e dei virologi più oltranzisti, una presa di posizione ideologica, di scuola. Si può fare altrimenti? Si può tracciare tutta la popolazione mettendo in sicurezza i contagiati e i possibili contagiati? Tamponi a tappeto ovunque e a ripetizione, controlli ossessivi ma ordinati e condivisi non sono una opzione più ragionevole? Con le tecnologie a disposizione non si possono mettere a punto dispositivi che consentano screening di massa? Tanto è chiaro ormai che il vaccino protegge ma fino a un certo punto,  che essere vaccinati  non è una garanzia totale,  che il vaccinato può essere contagioso comunque e allora addio alla garanzia salvifica della green pass. Si può viaggiare in treno, in aereo, in pullman, in tram? Cerchiamo di tamponare tutti e di non far pagare i tamponi. Costerà. Ma invece di spendere i soldi in altro e di mandare a fondo categorie produttive e aziende di ogni tipo forse vale la pena combattere il virus isolandolo e mettendolo in condizione di non nuocere. Come si è visto il governo Draghi ha il coraggio di abolire il bollo auto e di modificare l’immodificabile canone tv. Avrà il coraggio di vedere lontano? A furia di tamponare tutti – anche a scuola, perché no?-  il virus dovrà arrendersi per forza. Il problema, si dirà, è di carattere organizzativo ed economico. Ma visto che conviene a tutti e che bleffare sulla propria condizione di contagiato è inutile autolesionismo, perché non coinvolgere in una mega operazione comune pubblico e privato, le aziende, grandi e piccole imprese. Se di massa il tampone costerebbe alla fine poco più di zero, lo potrebbero fare tutti e tutti vivrebbero felici. Parole in libertà? E’ possibile, ma il nodo principale è legato alla ideologica diffidenza della sanità pubblica, della amministrazione pubblica nei confronti dei privati, del mercato (quando non possono controllarlo e manipolarlo). Perché non chiedere aiuto ai privati? Perché non accettare collaborazione e risorse? In questo momento più che scaricare tasse restaurando monumenti, servirebbero deroghe fiscali in cambio di contributi sui tamponi. Grosse strutture private potrebbero mettersi a disposizione da subito. Basta chieder