C’è un esercizio piuttosto semplice da fare per chiarirsi  ( o confondersi) le idee sull’andamento della pandemia da Covid.  Basta l’accesso ad un computer e a Google, digitare nella finestra per la ricerca prima “Google News” e poi Covid  per vedersi aprire un mondo nuovo. I primi venti, trenta titoli in ordine cronologico offrono al lettore lo stato della situazione. Un approccio neutro, asettico e proprio per questo più corretto e realistico. C’è tutto, prese di posizione, dichiarazioni, proclami, dati, analisi. Sono rappresentate tutte le posizioni, dalle più ragionevoli alle più estreme. E’ come essere al supermercato, prendi e metti nel carrello quello che ti serve o ti piace, ma nel contempo vedi le diverse proposte, ti fai un’idea anche del resto.
Da un lato pensi che la situazione precipiti, ti allarmi di fronte a previsioni catastrofiche in tutta Europa, una regia di comunicazione accorta fa filtrare notizie sulla possibilità che di fronte all’aumento dei contagi si possano profilare irrigidimenti natalizi nelle misure (tanto per abituare l’opinione pubblica all’idea) dall’altro scopri che secondo l’aggiornamento della situazione epidemiologica Covid compiuto dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie l’Italia è l’unico Paese europeo in cui la diffusione dei contagi desta “scarse preoccupazioni”. E dunque?  Prevale la tesi del limbo, dobbiamo ringraziare la vaccinazione massiccia che ha limitato i danni e che oggi tuttavia ci mette di fronte ad una serie di imprevedibili effetti boomerang: il vaccino non ti protegge abbastanza, è a tempo, devi vaccinarti e rivaccinarti. Non si capisce se dobbiamo preoccuparci o stare tranquilli, se dobbiamo mettere una croce sulle feste natalizie (e infatti l’incertezza che trasmette il sistema, che trasmettono le autorità politiche e sanitarie comporta il crollo delle prenotazioni di qualsiasi tipo, dal pranzo di Natale alla vacanza in montagna, alla crociera. L’esatto contrario di quello che il governo si proponeva. D’altra parte quando i tg aprono sistematicamente con il bollettino di guerra (oltre ventimila contagi ieri, 21.042 oggi  e così via, ricoveri in sintomatica ascesa, crescente gruppo di regioni gialle o in tendenza negativa) non ci si può attendere nulla di diverso. Non ci rassicurano, ci vogliono tenere preoccupati. E che dire dei tamponi rapidi, screening perlomeno imprecisi ma ancora incredibile salvacondotto per andare a scuola e al lavoro?  E del super Green pass che consente di vivere come prima tranne l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto? Ci faranno vivere così, cinicamente, fino al 15 gennaio per tenere in piedi i consumi, il commercio, le imprese? Sembra una scelta precisa, che tuttavia scontiamo tutti, rimanendo sulla corda e perdendo la fiducia nelle istituzioni. Eppure in questa fase dovrebbero prevalere attenzione e pragmatismo. Andiamo come minimo verso i 30mila contagi. Occorre quindi  un atteggiamento molto flessibile e proattivo. E nessuna paura di cambiamenti in corsa se la realtà lo suggerisse. interventi anche drastici su aree geografiche mirate, azioni selettive ma immediate su tracciamento e focolai ogniqualvolta possibile. Per dirla in termini tecnici anche scelte di limitazione della socialità.  Ma qualcuno ha spiegato che baci e abbracci sono ancora un  pericolo? Cosa impedisce al governo di fare una campagna massiccia, ossessiva su questo punto? Soprattutto i giovani si baciano e abbracciano in continuazione. E’ una sfida suicida e omicida, dice qualcuno, ma se qualcuno non lo spiega chiaramente…”.  Passiamo al passaggio successivo Se siamo in questo incubo sanitario da due anni e non troviamo via d’uscita non vuol forse dire che la strategia è stata sbagliata? Stiamo contrastando il Covid non per debellarlo (non troviamo gli strumenti adatti) ma per cercare di difendere le strutture ospedaliere in difficoltà di fronte al progredire della pandemia. Gli ospedali, il sistema sanitario nel suo complesso non è evidentemente stato riorganizzato negli ultimi due anni e ne paghiamo le conseguenze. Con la prima ondata di contagi, di pazienti gravi e gravissimi i reparti sono stati chiusi o riconvertiti per necessità, ora ci si trova allo stesso punto. Non ci sono posti letto a sufficienza, non c’è personale, si richiamano i pensionati e si pensa addirittura di richiamare i medici no vax sospesi per legge. E accade che pressati dall’aumento dei casi di influenza, ma anche da un crescente numero di pazienti Covid, i Pronto soccorso arrancano, con reparti sempre più pieni e personale sempre più ridotto, al punto che ci sono ospedali in cui si fatica a ricoverare i pazienti entro le 24-36 ore. Il numero dei posti letto disponibili per altre patologie diminuisce rapidamente . Ma il numero di pazienti che ricorrono all’ospedale per problemi di salute “normali”, aumenta. Mentre nella prima ondata gli accessi erano diminuiti del 30% per paura dei contagi, ora siamo tornati a livelli pre-Covid, con la differenza che la pandemia è ancora in corso. Non ci ha pensato nessuno? E così avendo sprecato il tempo a disposizione per riorganizzare il sistema siamo tutti di nuovo in guai seri. E noi saremmo i primi della classe rispetto agli altri paesi? Non siamo in grado di curare, di proteggere la popolazione, siamo vulnerabili di fronte a qualsiasi emergenza. Che fare, come uscire dal tunnel? Dobbiamo fidarci ancora? Eppure abbiamo nella penisola un sistema privato potentissimo, con strutture e personale che lamenta la difficoltà di tenere i conti in ordine e di misurarsi con il mercato (problemi che il servizio pubblico non ha). Ci sono ospedali, cliniche, ambulatori, laboratori che potrebbero lavorare a tempo pieno liberando risorse e curando le persone. Ma questo non rientra nella strategia di Palazzo Chigi.  Che guarda alla dead line del 15 gennaio quando dovrà inventarsi qualcosa per il dopo-emergenza. Pare che l’idea sia quella di far passare la struttura commissariale del generale Figliuolo sotto la Protezione Civile. Tutto qui?
REPORTER