Donato Greco,epidemiologo,  membro del Cts appena sciolto per fine emergenza pandemica, non ha parlato con quattro amici al bar e nemmeno tra le pareti di casa. Si è fatto intervistare da Rai Radio1, nella trasmissione ‘Radio1 in vivavoce’. E ha detto cose imbarazzanti ed insieme terribili. Quello che molti hanno sempre pensato ma non hanno mai avuto il coraggio di dire ad alta voce. Saltiamo le chiacchiere e i preliminari e andiamo al sodo:un errore è stato non avere piani pandemici, cosa che ha portato a trovarci impreparati“ – ha detto Greco. E ancora, ospite di ‘Un giorno da pecora’ sempre su Rai Radio 1.. “La più grande difficoltà del Cts è stata dover suggerire misure di contenimento e mitigazione la cui efficacia scientifica era debole mentre i costi sociali ed economici erano certi. Qualunque chiusura, a cominciare dalle scuole fino alle restrizioni delle attività commerciali, non è riuscita a contrastare la diffusione del virus come poi si è visto. Anche l’isolamento più duro del marzo 2020 non ha sortito alcun effetto sul contenimento dell’epidemia “. E infine.’”L’errore più grande” commesso dal Cts è “non aver prodotto comunicazione, abbiamo lasciato spazio ad una serie di virologi autonominati”. “Perché virologi presenti nei talk e non noi del Cts? Noi avevamo dovere della riservatezza, i virostar hanno avuto accesso ai talk pur non avendo notizie”.
Colpiti ed affondati. Donato Greco avrà avuto i suoi buoni motivi (personali) per togliersi tutti questi sassolini dalle scarpe, ma il pacchetto di confessioni è terribile. L’Italia avrebbe potuto affrontare la pandemia in modo diverso, sarebbe forse potuta uscirne con minori danni, ci hanno usato come cavie non sapendo che pesci pigliare. Una approssimazione e una sciatteria che fa venire i  brividi. In che mani siamo finiti? Anche il post, cioè quello che sta accadendo in questi giorni,  è tutt’altro che rassicurante. Siamo fuori dalla pandemia. Ma non siamo fuori. Ci sono contagi, migliaia di contagi, e nessuno sa dare una risposta sensata. La confusione è enorme su quello che si può fare e su quello che si deve fare. Eravamo tenuti al guinzaglio quando la situazione era migliore, almeno sul piano dei numeri, e oggi siamo libero in virtù di un tratto di penna e non di una decisione “sanitaria” fondata. Stiamo rischiando l’osso del collo o siamo in balia di una influenza un po’ più complessa? E gli effetti del dopo-covid sono anche per quelli che non sono nemmeno stati male? O solo per i malati veri, quelli che hanno rischiato la vita?

Ultimo inquietante capitolo, quello delle multe per gli over cinquanta non vaccinati. Scopriamo dai giornali che è partita la vendetta di Speranza. Spendendo un sacco di soldi, parliamo di milioni, stanno partendo centinaia di migliaia di comunicazioni dalla Agenzia delle Entrate a chi non si è vaccinato nei termini. Il fisco non sa se i destinatari delle comunicazioni hanno dei motivi per non essersi vaccinati, non sanno se e quali esenzioni possano presentare, non sanno se sono guariti e quindi non possano tecnicamente effettuare la vaccinazione. Comunicazioni alla cieca, e i destinatari dovranno rispondere entro dieci giorni, oltre i quali, teoricamente, scatteranno le sanzioni (cento euro). Nota bene, l’obbligo di vaccinazione per gli over 50 scade il 15 giugno, l’intera operazione resterà in piedi per mesi e finirà male per tutti, per lo Stato,  che avrà speso inutilmente milioni e tempo, per i contribuenti, che dovranno pagare e guai a farlo in ritardo. Con la frustrazione che viene da quanto scritto fin qui. E cioè che chi ha deciso di punite milioni di over cinquanta non aveva e non ha le idee chiare sulla reale valenza del vaccino, che chi si è vaccinato continua a contagiarsi e che si entra in una spirale perversa che per il momento non avrà fine. Uno stress per tutti, uno stress non necessario. Ma chi ha deciso tutto questo non pagherà. E questa è l’unica certezza

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