di WANDA CHERUBINI-

VITERBO- Una notte di fede, emozione e memoria. Dies Natalis, la Macchina di Santa Rosa ideata da Raffaele Ascenzi, ha compiuto il suo terzo Trasporto attraversando le vie del centro storico di Viterbo e accompagnando la “Santa Bambina” fino alla sua casa, sul sagrato della Basilica.

Il Trasporto, iniziato nella serata del 3 settembre e concluso poco dopo la mezzanotte del 4, è stato dedicato quest’anno alla pace, con un percorso scandito da momenti di particolare intensità e da numerosi richiami alla storia della città e della tradizione.

Il primo momento significativo è arrivato a piazza San Sisto, punto di partenza del Trasporto, con il tradizionale “Sollevate e fermi” scandito dal capofacchino Luigi Aspromonte. Accanto ai Facchini più esperti, anche sedici giovani hanno vissuto il loro primo Trasporto, entrando a far parte della grande famiglia del Sodalizio.

Dies Natalis ha quindi raggiunto piazza Fontana Grande, dove si è rinnovato il suggestivo “Sollevate e fermi”, dedicato al ricordo del 1946, anno in cui il Trasporto riprese dopo i cinque anni di interruzione legati alla Seconda guerra mondiale.

Particolarmente intensa anche la tradizionale girata, durante la quale sono state ricordate numerose figure legate alla storia di Viterbo, del Trasporto e della comunità. Tra i nomi ricordati Pio Marcoccia, Mario Sanna, Vito Ferrante, Claudio Cavalloro, Pietro Bevilacqua, Luciano Ilari, Vincenzo Rossi, Cosimo Ilio Buffelli, Tonino Pieracci, Enrico Miralli, Claudio Valeri e Mario Ciucci.

Due dediche hanno assunto un significato particolare: quella a Pietro Rossi, unico garibaldino viterbese, nel 150° anniversario della sua morte, e quella a Luigi Petroselli, sindaco di Roma di origini viterbesi, a 45 anni dalla scomparsa.

Il percorso è proseguito tra piazza del Plebiscito, piazza delle Erbe, il Suffragio e piazza Verdi, con migliaia di persone ad accompagnare la Macchina nel suo cammino. Un lungo abbraccio della città ai Facchini, fatto di applausi, preghiere e incitamenti, soprattutto nei momenti più impegnativi della salita finale verso il Santuario.

Proprio sul sagrato della Basilica di Santa Rosa si è rinnovato uno dei momenti più simbolici del Trasporto, a quarant’anni dal drammatico episodio del 1986, quando la Macchina “Armonia Celeste” rischiò di cadere sulla folla e venne salvata dalla prontezza dei Facchini.

Quando Dies Natalis è finalmente arrivata davanti alla Basilica, la fatica ha lasciato spazio alla gioia. La Macchina si è fermata e, con l’arrivo del 4 settembre, Santa Rosa è tornata nella sua casa, accolta dall’entusiasmo dei presenti e dalle famiglie dei Facchini accorse per festeggiare i protagonisti dell’impresa.

Al termine del Trasporto, il presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, Massimo Mecarini, ha definito i Facchini “dei leoni”, sottolineandone la forza fisica e soprattutto quella dello spirito. Soddisfatta anche la sindaca Chiara Frontini, che ha commentato: “È stato tutto splendido”.

Una notte che ha confermato ancora una volta la forza di una tradizione capace di unire fede, storia, identità e comunità, con Viterbo stretta attorno alla sua Santa e ai suoi Facchini.