Dal 1° gennaio, la Polonia torna al timone dell’Unione Europea sotto la guida di Donald Tusk per un semestre cruciale. La missione è chiara: dimenticare la controversa gestione di Viktor Orbán, rafforzare il sostegno a Kiev e posizionarsi come baluardo contro il crescente sovranismo in Europa. Tusk mira a rilanciare il ruolo dell’Est europeo, riaffermando la centralità della sicurezza nei settori militare, economico ed energetico.
L’apertura ufficiale dei lavori avverrà il 9 e 10 gennaio a Danzica con la partecipazione della Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen. In questa occasione sarà presentato il piano per la competitività, un documento strategico ispirato alla visione di Mario Draghi. Varsavia intende declinarne i principi sulle sue priorità nazionali, con un focus particolare sulla sicurezza militare: la Polonia, che già spende oltre il 4% del PIL per la difesa, mira a raggiungere il 4,7% entro il 2025, consolidando la posizione europea verso i nuovi obiettivi NATO. Tusk promette un sostegno deciso all’Ucraina, segnando un cambio netto rispetto alla politica accomodante di Orbán verso Mosca. Varsavia si pone come modello per l’Europa nell’impegno militare, con l’obiettivo di rafforzare i legami transatlantici, soprattutto in vista di un possibile ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
La sicurezza interna dell’UE resta una priorità, con Schengen sotto pressione e crescenti tensioni sulla gestione dei migranti. A marzo è attesa la prima direttiva europea sui rimpatri, con la speranza di trovare un equilibrio tra i 27 Stati membri. Un’alleanza emergente tra Tusk e Giorgia Meloni potrebbe rappresentare un contrappeso al tradizionale predominio di Francia e Germania.
Questo semestre coincide con una campagna elettorale cruciale in Polonia, dove Tusk punta a consolidare il suo potere sostenendo il sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski, come candidato presidenziale. Sul fronte europeo, il leader polacco cerca di rafforzare il ruolo dell’Est come protagonista delle politiche comunitarie e di affrontare sfide globali, tra cui la competizione con Stati Uniti e Cina.










