Aperta la partita sul price cap. Al vertice della Comunità politica europea, Italia, Grecia, Polonia e Belgio hanno deciso di andare oltre le direttrici lanciate dalla Commissione: mettendo sul tavolo un price cap flessibile, o “dinamico”, che spenga a monte l’ascesa incontrollata del prezzo sul gas alla borsa di Amsterdam.

La base della trattativa è la lettera scritta da Ursula von der Leyen, in cui vengono date diverse soluzioni che l’Unione potrebbe prendere, tra cui un tetto massimo al prezzo del gas utilizzato per la produzione di energia elettrica, ma all’Italia ciò continua a non piacere, in quanto ignora i 2/3 del mercato del gas e crea disincentivi alla riduzione dei prezzi.

Il price cap flessibile, che il documento avanza come soluzione, in realtà non è indicato come alternativa ma come misura potenzialmente complementare in quanto opera sull’acquisto di gas all’ingrosso e non su quello dell’elettricità al dettaglio. Nella proposta si tracciano poi tre scenari, a seconda della disponibilità delle forniture. Il primo è quello attuale, c’è uno scambio tra domanda e offerta. E’ in questo scenario che, secondo l’Italia, dovrebbe operare un cap flessibile legato non solo all’indice Ttf di Amsterdam ma anche all’andamento degli altri mercati energetici e, soprattutto, degli altri indici di riferimento nel pianeta.  Il premier Draghi ha parlato a Praga di energia in una delle tavole rotonde del summit. Al tavolo, tra gli altri, c’erano il cancelliere Olaf Scholz e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store. Il primo ha issato un muro contro il price cap ed ha difeso lo scudo tedesco da 200 miliardi sottolineando che “lo hanno fatto anche altri governi”. Il secondo, con il tramonto del gas russo, è diventato un partner imprescindibile per l’Ue e, in una dichiarazione congiunta con von der Leyen, si è impegnato a lavorare per ridurre i prezzi dell’energia.  “Dobbiamo lavorare insieme per affrontare la crisi energetica – ha detto Draghi – Possiamo anche farlo in ordine sparso, ma perderemmo l’unità europea”.