L’INTERVISTA/ Parla  Elisa Manna Responsabile Centro Studi Caritas Roma

di Sandro Gugliotta

“Passata l’emergenza sanitaria ci aspettiamo un incremento di povertà soprattutto in quelle fasce che vivevano con lavori precari, ci sarà quindi una parte di popolazione che sarà proiettata verso forme di povertà ancora più estreme” . E’ la riflessione sulla crisi economica post covid 19, di Don Benoni Ambarus, dal 1 ottobre del 2018, Direttore della Caritas di Roma.   “Sicuramente non è con la normale solidarietà che questi problemi possono essere risolti – aggiunge don Ambarus – ma occorrono strategie che ripensino la lotta alla povertà in modo organico, non più con sussidi o interventi su singole categorie ma ripensando un programma di sviluppo che tenga conto di alcuni fattori. Tra questi un reddito assicurato ad ogni famiglia e il problema casa. L’auspicio della Caritas è che si avvii un largo e vasto programma di sviluppo che abbia delle basi nazionali e che faccia di questi due elementi, il reddito e la casa, i due pilastri su cui agire.” Pochi mesi fa, per la precisione a novembre del 2019,  venivano pubblicati i dati sulla povertà nel terzo rapporto  Caritas sulla città di Roma. Il Rapporto li chiama “equilibristi della povertà “, persone che hanno un reddito sufficiente a pagare un affitto o anche un mutuo, ma che riescono a malapena a pagarsi di che mangiare o a pagare le utenze. Una analisi chirurgica e dettagliata di un quadro sociale complicato presente in molte grandi città, che l’attuale emergenza Covid 19 potrebbe completamente modificare restituendoci dati ancora più allarmanti.  Con Elisa Manna Responsabile del Centro Studi Caritas di Roma, curatrice del Rapporto povertà 2019, proviamo a fare un quadro della situazione.

I numeri del 2018 rilevavano nel 28.9% le persone a rischio povertà in Italia. Come potranno cambiare questi indicatori alla luce della nuova situazione economica che si va prospettando?

Purtroppo, credo proprio che dovremo fare i conti con un incremento, anche sostanzioso delle persone a rischio povertà. Del resto, il Fondo Monetario  Internazionale prevede per l’Italia un crollo del PIL di oltre il 9%. Ricordiamo che per una fascia importante della popolazione italiana l’equilibrio socioeconomico è molto fragile, agganciato a lavori precari, anche se non necessariamente di basso livello.

 

Il dato del Mezzogiorno è 3 volte superiore. Secondo lei la crisi economica causata dall’emergenza sanitaria livellerà  la situazione di crisi sociale nel resto del paese?

 La situazione è molto fluida: i fattori che interagiscono sono tanti. Il tessuto economico del Nord ha accusato una dura battuta d’arresto con la pandemia, ma resta il fatto che è molto più forte  ed esteso rispetto a quello del Sud. Le risorse, sia in termini finanziari sia in termini di poli per la ricerca e lo sviluppo, sono oggettivamente maggiori. Ma è anche vero che l’impatto negativo del Covid 19 si riverbererà, lo stiamo vedendo già in questi giorni, sull’industria principale del Sud, cioè il turismo. Abbiamo già, feed back molto negativi. Le idee sulle spiagge con gli ombrelloni confinati dal plexiglass sono suggestive e futuribili, ma niente affatto credibili nella realtà. Evidentemente  conterà molto il tipo di misure (se solo assistenzialistiche o effettivamente “generative”) che verranno alla fine messe in campo.

 

 

Nel 2018 le persone che si sono rivolte ai servizi della Caritas sono state circa 20.000. chi saranno i nuovi utenti?

Molti appartenenti alla fascia degli individui in “povertà relativa” (in Italia circa 9 milioni) vedranno trasformarsi la loro condizione in una “povertà assoluta”. Inoltre meccanismi di compensazione che tenevano in piedi diversi nuclei (si pensi alla pensione del nonno) potrebbero svanire proprio a seguito dell’epidemia che ha falcidiato molti anziani.

 

Con l’assenza di reddito per la chiusura delle attività produttive si aprono nuovi spazi per la criminalità attraverso l’usura. Quali misure serviranno?

Sì, è verosimile che la crisi implementi il ricorso all’usura. L’esempio delle Fondazioni antiusura promosse in ambito cattolico dimostra che esistono già strumenti normativi in grado di sottrarre vittime al capestro dell’usura. E’ necessario seguire quest’esempio, promuovendo processi che  consentano un’”esdebitazione”, un’uscita dalla situazione di sovraindebitamento, propedeutica al reingresso di tante famiglie nella normalità. Nel nostro Rapporto sulla povertà del 2019  si evidenziava che le famiglie  in  sovraindebitamento sono aumentate negli ultimi 10 anni  del 22,3%.

La convince la fase 2 proposta dal Governo?

Siamo di fronte a una tragedia sanitaria che ha investito il nostro paese da alcuni mesi. Bisogna ricordare che si confrontano ora due esigenze fondamentali: quella della sopravvivenza economica delle famiglie e del sistema Italia e quella della salute delle persone. E’ vero, l’esigenza di aprire è fortissima, ma dobbiamo tener presente che paesi molto più organizzati di noi che stavano aprendo stanno tornando sui loro passi a causa di una nuova crescita dei contagi. Forse in Italia si potrebbe pensare ad un allentamento delle misure nelle aree che hanno registrato una diffusione contenuta del virus. Del resto il Papa stesso ha sentito il bisogno di un invito alla prudenza ed alla cautela rivolto soprattutto al mondo cattolico e non solo. Quello che è davvero importante è che gli aiuti di Stato si materializzino al più presto.

 

 

S.G.