Niente panico, nè allarmismi inutili. La reazione isterica non serve. Ma ragionare in queste circostanze non è poi così semplice. Avevamo pensato che tutto si risolvesse con la guarigione dei due cinesi ricoverati allo Spallanzani, i due malati della prima ora, avevamo pensato che la quarantena delle decine di soggetti isolati alla Cecchignola fosse il massimo della prevenzione; ancora, ci eravamo illusi che le misure adottate negli aeroporti, il blocco dei voli con la Cina, fossero sufficienti. Ci rendiamo improvvisamente conto che chi ci governa non ha saputo guardarci alle spalle, e che il virus è più forte di noi. Scatta l’allarme rosso nel Nord Italia, ci rendiamo conto che la situazione può sfuggire di mano, che i possibili contagiati possono trovarsi ovunque. E che non siamo attrezzati per quella che si profila come una gigantesca caccia all’uomo, ai possibili infetti. Scuole e fabbriche chiuse, città blindate. Scopriamo che i nostri legami con la Cina sono molto più stretti ed invasivi di quanto si potesse pensare. I cinesi sono tanti, i cinesi sono ovunque, vittime inconsapevoli, pontenziali untori. Quando l’alllarme scatta ovunque, e si fermano i treni c’è da preoccuparsi. Le feste di carnevale saranno sospese? Dobbiamo tutti stare chiusi in casa? Insomma se non si riesce a comunicare correttamente e in fretta quel che c’è da fare i rischi aumentano, siamo davvero nei guai. Ma Renzi, Conte e Zingaretti hanno altro da pensare, a giudicare dalle cronache politiche. E il ministro Speranza, chissà perchè, appare poco credibile.