Franco Di Mare, noto giornalista e scrittore napoletano, si è spento a 68 anni a causa di un mesotelioma. Nato l’8 luglio 1955, Di Mare aveva lavorato come inviato di guerra, coprendo numerosi conflitti globali. La sua morte è stata annunciata dalla famiglia, che ha ricordato l’amore e l’affetto ricevuti dai suoi cari.

La sua ultima apparizione pubblica è stata a “Che tempo che fa” dove, con commovente franchezza, ha rivelato la sua grave malattia: “Ho un tumore molto cattivo, il mesotelioma: si prende respirando le particelle di amianto. Mi rimane poco da vivere ma non è ancora finita”. In quell’occasione, ha collegato la malattia alla sua lunga carriera come inviato di guerra, in particolare ai servizi svolti nella ex Jugoslavia.

Nel suo libro “Le parole per dirlo, la guerra dentro e fuori di noi”, Di Mare descrive la guerra come una malattia che provoca dolore e distruzione immediata e continua a mietere vittime anche dopo la sua fine. Un esempio tragico è la “Sindrome dei Balcani”, causata dall’esposizione a uranio impoverito e particelle di amianto.

La carriera di Di Mare inizia con una laurea in Scienze Politiche all’Università Federico II di Napoli e una collaborazione con diversi giornali, tra cui L’Unità. Entra in Rai nel 1991, lavorando per il TG2 e successivamente per il TG1, coprendo numerosi conflitti e eventi internazionali. Ha pubblicato diversi libri, tra cui “Il cecchino e la bambina” e “Non chiedere perché”, che ha ispirato il film TV “L’angelo di Sarajevo”.

Di Mare ha condotto programmi di successo come “Uno Mattina” e ha ricoperto ruoli dirigenziali in Rai, diventando vicedirettore di Rai 1 e successivamente direttore di Rai 3. Il suo ultimo libro dedica un capitolo speciale agli affetti familiari, sottolineando l’amore per la figlia Stella e la moglie Giulia, sposata poco prima della sua scomparsa. La sua morte rappresenta una grande perdita per il giornalismo italiano, lasciando un’eredità di coraggio e dedizione.