E’ morto a 92 anni lo storico e politologo Giorgio Galli, esperto di partiti e teorico del “bipartitismo imperfetto”,  un concetto al quale nel 1966 aveva dedicato la sua opera più famosa, appunto “Bipartitismo imperfetto. Comunisti e democristiani in Italia”. Nato a Milano il 10 febbraio 1928, Galli è deceduto, a causa di un infarto, nella sua casa di Camogli, in provincia di Genova. E’ stato per decenni docente all’Università Statale di Milano, ha diretto la casa editrice Il Mulino ed è stato presidente dell’Umanitaria. Galli, profondo studioso dei movimenti politici legati alla seconda guerra mondiale e delle adesioni di massa alle ideologie politiche di natura totalitaria nel suo libro più famoso ha descritto con grande lucidità e preveggenza il sistema politico italiano così come andava sviluppandosi negli anni Sessanta: secondo lo studioso in Italia la tendenza al bipartitismo comune a tutte le democrazie occidentali non poteva compiersi del tutto a causa dell’inadeguatezza dei due partiti maggiori, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, e del particolare contesto storico di allora. Il decennio successivo ha finito per confermare le sue tesi.

Negli anni Sessanta Galli fu per cinque anni direttore della rivista Il Mulino e nei decenni successivi collaborò con diverse riviste, tra cui Panorama Linus. Da saggista si occupò dei temi storici e politici più diversi e controversi, dalla lotta armata alla storia del Partito Comunista, dai legami tra nazismo ed esoterismo a Licio Gelli e la loggia P2. Il suo ultimo libro era uscito lo scorso novembre: si intitola L’anticapitalismo imperfetto.