Nel secondo semestre del 2024, l’economia italiana ha subito una battuta d’arresto, con una crescita del PIL ferma a zero nell’ultimo trimestre dell’anno. Secondo i dati Istat, il PIL italiano si è mantenuto invariato rispetto ai tre mesi precedenti, segnando una crescita annuale dello 0,5%, ben al di sotto dell’1% previsto nel Piano strutturale di bilancio del governo e dell’1,1% registrato dalla Francia.

L’Italia si trova così in un gruppo di economie europee in difficoltà, insieme a Germania e Francia, mentre Spagna e Portogallo mostrano una crescita più sostenuta (+3,2% e +1,9% rispettivamente). La frenata italiana è legata anche alla crisi della manifattura tedesca, con la Germania che chiude il 2024 in recessione (-0,2% nell’ultimo trimestre). Inoltre, il tasso di disoccupazione in Italia è salito al 6,2%, interrompendo un periodo di minimi storici nell’area euro.
Nonostante i fondi del Pnrr, la ripresa economica rimane fragile. Gli investimenti delle imprese restano negativi, i consumi sono deboli e la crescita è sostenuta quasi esclusivamente dalla spesa pubblica e dall’export, che potrebbe subire l’impatto dei dazi imposti dagli Stati Uniti.
Il governo non ha rilasciato commenti ufficiali, mentre dall’opposizione arrivano critiche severe. Il Partito Democratico parla di “stagnazione conclamata”, mentre il Movimento 5 Stelle definisce la situazione un “disastro” dovuto a politiche economiche inefficaci. Confcommercio avverte che, senza nuovi stimoli, sarà difficile raggiungere una crescita dell’1% nel 2025.

Segnali contrastanti arrivano dagli ultimi dati economici: a novembre, il fatturato industriale è aumentato dello 0,6%, ma i servizi hanno registrato un calo dello 0,6%. I primi indici del 2025 mostrano ancora difficoltà nella manifattura, mentre il settore terziario sembra in ripresa. La speranza è che l’allentamento dei tassi da parte della Bce e una stabilità dei prezzi energetici possano favorire una ripresa. Tuttavia, l’incertezza geopolitica e i possibili dazi statunitensi potrebbero rappresentare nuovi ostacoli per l’economia italiana.