Di Giovanni Tagliapietra

 

Bisogna avere il coraggio di raccontare la realtà, senza enfasi e senza retorica, senza pregiudizi ideologici.  L’immagine che Roma dà di sé è quella di una città allo sbando, avvolta in una patina di degrado che rende tutto grigio e sgradevole. Ancora, la capitale sembra rassegnata a scivolare lungo una china inarrestabile. Non c’è gran voglia di reagire, di mettere un argine alla deriva. Del resto  tra la popolazione e il Campidoglio non c’è comunicazione, protestare non serve, il lamento lascia il tempo che trova. Fotografia troppo cupa, non è forse così? La verità è che non fanno testo quelle poche sacche di resistenza civile, certo ci sono i cittadini organizzati, quelli del fai da te, ci sono comitati di gente sana e determinata che si batte. Ma è l’atteggiamento del corpaccione stanco di una città che ne ha viste di tutti i colori e non ne può più, che aspetta di prendersi la rivincita quando finalmente potrà andare a votare e rovesciare nelle urne tutta la sua rabbia e la sua frustrazione.

Questa situazione drammatica che i turisti sfiorano soltanto ma ormai percepiscono ha delle radici profonde che non si possono ricondurre soltanto ai soliti luoghi comuni, gli interessi, la politica, mafia capitale, eccetera. L’effetto-Raggi, ossia il tentativo fallito di una gestione fortemente ideologizzata della città ha fatto solo da detonatore. I grillini non avevano idea di come si governasse una città complessa come la capitale ma ci hanno provato. Apprendisti stregoni in un laboratorio sconosciuto, come in un film dell’orrore.  Hanno fatto apprendistato a spese nostre e il degrado fisico e sociale della città è esploso come un bubbone. Le amministrazioni precedenti non avevano brillato, applicando schemi di governo tradizionali e superat, ma conoscendo almeno la macchina burocratica che muove ogni giorno ventiseimila comunales. Sono arrivati quattro presuntuosi convinti di saper fare tutto e di avere in testa le idee giuste. L’effetto si vede, più sgovernati di così si muore,

Roma non è mai scesa così in basso. E quel che è peggio, in questa situazione di emergenza generale ognuno fa quello che vuole, in assoluta libertà, tanto non succede niente. E siamo finiti in preda ad una anarchia esasperata ed esasperante, ma soprattutto aggressiva. In città si respira un’aria di tensione e di violenza, la bonomia dei romani è finita in soffitta. Droga a go-gò con tutti i suoi effetti perversi – ora la situazione è di grande attività, è sulle prime pagine dei giornali –  piccola malavita e grande malaffare a braccetto, risposta dello Stato parziale e insufficiente. Quando saltano le regole  perché alla gente non va più di rispettarle significa che il male è profondo. Il Campidoglio non è in grado di provvedere alle necessità minime della collettività, non c’è più nulla che funzioni a dovere e quando il cittadino non si sente protetto.

Sia chiaro, risalire in tempi brevi sarà difficile. Chi verrà dopo la disastrosa esperienza grillina dovrà accostarsi ad una mission impossibile con tutta l’umiltà possibile. Che sia un redivivo Pd (improbabile) un centro destra rigenerato ( ma i leghisti di Roma sono ex An, reduci da anni di fallimenti politici nella capitale) o un super commissario piovuto dal cielo non farà differenza. Basta che ci tolgano di dosso quel puzzo di marcio che viene dai cassonetti non lavati da secoli e che ti prende alla gola.