Di Giovanni Tagliapietra

E’ Natale, andiamo di fretta e le emergenze incombono. Traffico, rifiuti, degrado urbano, ordine pubblico, povertà endemica. E l’elenco potrebbe proseguire a lungo. Ma per un momento sospendiamo le ostilità con il sistema. E’ tempo di auguri e la redazione intera del nostro Corriere ringrazia di cuore i lettori che fin qui hanno significato concretamente il loro appoggio non nascondendo critiche e osservazioni costruttive. Ringraziamo partners, sponsor e quanti ci hanno consentito di portare la nostra avventura editoriale fino a questo punto.  La squadra sostanzialmente è sempre la stessa, con i fisiologici addii e con le new entries. Capace, competente, tenace. Stiamo entrando nel decimo anno di attività senza aver perso un colpo e mantenendo un alto profilo, continuando a leggere la realtà che ci circonda “tra le righe” e raccontandola a modo nostro. Tagliato questo grosso traguardo del quale andiamo tutti fieri, vogliamo andare avanti con lo stesso spirito e con la solidarietà della platea dei nostri lettori. Che sono ovunque, sul territorio nazionale, e che sono trasversali sotto il profilo politico, sociale, economico.
Dopo i convenevoli un rapido ritorno alla realtà e una rapida riflessione sulla realtà che ci circonda. In questi anni abbiamo accompagnato governi, diverse amministrazioni capitoline e regionali. Ci sono passati sotto gli occhi sindaci, assessori, governatori. Ogni volta abbiamo sperato in una svolta, in una impennata di orgoglio, in una svolta rivoluzionaria. Invano. Siamo costretti a rimpiangere quel che criticavamo. Di volta in volta. E dobbiamo constatare che Roma è rimasta una città irrisolta. Non una delle emergenze che ogni settimana documentiamo è stata vinta, i problemi si sono incancreniti, la capitale è diventata più ricca per i ricchi e più povera per i poveri. Peggiora la qualità della vita, peggiora la qualità dei personaggi politici che si agitano sul palcoscenico. Scialbi, superficiali, distratti. E’ una città triste e incattivita. Possiamo fare qualcosa? Possiamo provare a cambiare? Le grandi evoluzioni hanno bisogno di figure carismatiche e di una cittadinanza, una collettività, una opinione pubblica che spinga, perché i cambiamenti partono dal basso. Noi cerchiamo di fare la nostra parte, al di là delle opinioni politiche e delle appartenenze. Stateci vicini. E grazie ancora.