Roma, l’ultima strategia di Virginia Raggi per risalire nei consensi è diabolica: prima tiene sotto scacco un intero Municipio e 250 mila romani con l’incubo di aprire quattro discariche, poi si presenta in trionfo per dire che la discarica non si farà. Dati anagrafici alla mano, se proprio si deve aprire una discarica a Roma, è meglio farlo in una zona a bassa densità abitativa. Quindi è salvo il Divino Amore con l’impianto di Falcognana e le tre cave prima condannate sempre nell’XI Municipio e la monnezza di Roma si sposta a Tragliatella, poche case, pochi abitanti, qualche azienda agricola di qualità e, soprattutto, da costruire entro 18 mesi. E i calcoli sono diabolici, perché tra 18 mesi – senza contare proteste e ricorsi amministrativi, forse non sarà neanche più lei a fare il sindaco di Roma.

Dunque, la polpetta avvelenata di decidere dove ricoverare i rifiuti, frutto dell’accordo con Nicola Zingaretti e il luogotenente monnezzaro Massimiliano Valeriani, la passa al sindaco che verrà che si troverà tra le mani più che una porzione di carne e veleno per topi, una bomba ad orologeria: dovrà cosi decidere se prorogare l’export di rifiuti all’estero, oppure proseguire coi lavori e aprire la discarica “maledetta”. Raggi in configurazione “decido che a decidere sarà qualcun altro”, di fatto trasforma l’emergenza rifiuti nel primo dei temi della prossima campagna elettorale.Di fatto “un colpo di genio” come la pace con il senatore Renato Brunetta firmata invece che davanti al presidio di Falcognana, “nella terra santa” del piazzale del Divino Amore dove solo il vento ha impedito che si consumasse l’abbraccio con i cittadini al riparo di un triste gazebino. Complice il vento, il rituale pubblico del calcolo perverso è stato santificato nei locali del santuario più caro ai romani dove abitualmente si riunisco i laici per discutere della parrocchia e del suo funzionamento.

Ora il problema si sposta a Tragliatella, un puntino microscopico di google map, dove gli abitanti sono decisamente inferiori ai capi di bestiame. E si sa, mucche, maiali pecore e campi coltivati non votano. Il sogno a 5 Stelle di cambiare Roma si infrange sulla peggior liturgia politica. Zingaretti salva il pd di Colleferro, la Raggi da aguzzina del popolo non discarica, diventa santa (quasi). Potenza del Divino Amore, dove chi crede trova sempre conforto.