Berlusconi corre al Senato, Si-Verdi candidano Ilaria Cucchi

“Cottarelli non c’era quando c’eravamo dentro noi, credo che lì sia stato fatto per poter dire agli elettori non c’è Calenda ma c’è Cottarelli. Una mossa contro di me? Credo di sì.

Ma l’ho commentata con un certo fair play. Penso che Cottarelli commetta un grave errore perché va in una coalizione in cui metà del Pd e tutto quello che sta a sinistra del Pd e il M5S che tornerà con il Pd due minuti dopo le elezioni non condividono nulla di quello che lui ha raccontato agli italiani negli ultimi cinque anni. Sono contento di avere Cottarelli in Parlamento perché è una persona di qualità”. Lo ha detto il leader di Azione, Carlo Calenda a Rtl 102.5. “Secondo voi governa l’Italia una cosa che va da Berlusconi alla Meloni passando per Salvini che odia la Meloni e hanno posizionamenti internazionali diversi? Non la governano, lo sappiamo benissimo. Se darete fiducia a questo terzo polo quello che succederà è che cercheremo di fermare la vittoria di destra e sinistra su una base di proposte di governo concrete che ricalcano l’agenda Draghi, andare a Palazzo Chigi e chiedere a Draghi di rimanere. Se Draghi non vorrà rimanere si dovrà trovare una personalità che sia in grado di portare l’Italia fuori dalle secche in cui è finita”.

Gli ultimi “sono stati giorni tumultuosi” e “ho imparato che in politica, a differenza delle aziende, finché non hai chiuso non hai chiuso. Vediamo. Ciò che è importante è che si crei un’alternativa a questa situazione. Oggi in giornata decideremo, ma sono ottimista, questo sì”, ha affermato Calenda parlando dell’accordo elettorale e di coalizione con Italia Viva di Renzi.

“Entro 24 ore l’alleanza tra Italia al Centro, Noi con l’Italia, Coraggio Italia e Udc, per correre con una lista unica dei moderati alle prossime elezioni politiche nazionali dovrebbe diventare realtà”. Lo conferma il presidente della Regione Liguria e di Italia al Centro Giovanni Toti.

E ieri c’è stato un duro botta e risposta tra Enrico Letta e Giorgia Meloni. Il segretario Pd accusa la leader di FdI “di incipriarsi” per “cambiare immagine” e lei ribatte: “Non serve la cipria, noi coerenti”. Si cominciano a delineare intanto le candidature: Berlusconi vuole ripresentarsi al Senato; Pd e +Europa puntano su Cottarelli, mentre Si e Verdi su Ilaria Cucchi.

IL GIORNO DELLA VERITA’ Sarà oggi il giorno della verità per la nascita del terzo polo. Dopo l’ottimismo di ieri, oggi è il giorno della prudenza. Carlo Calenda in mattinata considera l’intesa “sulle cose di fondo” ormai raggiunta. Ma in serata ostenta cautela: “Ormai – ironizza – sono molto prudente, m’è saltato un matrimonio poco tempo fa…A parte le battute spero nell’accordo”. Anche Matteo Renzi prende tempo e, gelando ogni entusiasmo, usa la classica formula “se son rose fioriranno”. Intervistato da Massimo Giannini su La Stampa.it, il segretario di Italia Viva frena dicendosi “ottimista ma anche prudente”. E punzecchia implicitamente il suo potenziale futuro partner, osservando che la sua cautela è doverosa “visto il teatrino degli ultimi giorni”, da cui, aggiunge: “mi sono tenuto alla larga”. Nessun dettaglio sui nodi aperti, se al centro della trattativa di questi giorni ci siano i collegi, il simbolo o la leadership: “Se si fa l’accordo – spiega Renzi – bisogna capire qual è la prospettiva per la prossima legislatura, se c’è un progetto serio: le candidature e le liste sono le cose più facili su cui accordarci. La domanda vera è: ‘vogliamo fare un polo del buon senso nella prossima legislatura? Io sono ottimista e prudente. Penso che dobbiamo vederci e decidiamo se si o no”. Giannini lo incalza sulla futura leadership di questo terzo polo. “Io – replica Renzi – sono pronto a fare un passo indietro sulla leadership ma prima viene l’accordo e poi i nomi, che, come dicevano i latini, sono conseguenza delle cose. Io che non sono una mammoletta, dico che prima viene il progetto politico poi viene la generosità personale”.

Accordo a parte, la sintonia tra lui e Calenda è evidente. Anche Renzi, come il leader di Azione, auspica che Draghi torni a Palazzo Chigi. “Ci aspettano tempi difficili: avremo tanta inflazione. Quando hai l’8-9% – sottolinea Renzi – tanti vanno sotto la soglia di povertà. A quel punto tra settembre e dicembre si deve ridiscutere il patto di stabilità europeo: A Bruxelles ci sono quelli tosti, gli olandesi, i tedeschi. Ma se non cambiamo quel patto non andiamo da nessuna parte. Io chiedo agli italiani, chi preferite che vada a trattare? Draghi o Meloni?”. Ambedue i leader sono convinti che il loro bacino elettorale sia molto più vasto delle percentuali registrate dagli ultimi rilevamenti. Al riguardo, Calenda ha criticato violentemente Youtrend. “Il 4% ce lo dà il sondaggista del Pd e Più Europa… l’ho visto in azione alle amministrative… In questo momento – attacca l’europarlamentare – sondaggisti seri non stanno rilevando perché la gente è al mare”. Durissimo anche il batti e ribatti con Emma Bonino che ha definito il suo strappo “un voltafaccia repentino, immotivato e anche truffaldino”. “Io – la replica di Calenda – sono una persona educata. Ho avuto per te solo parole di stima. Cerca però di non perdere il controllo di te stessa”. Anche Renzi usa toni acidi contro Enrico Letta, accusandolo di aver sbagliato tutto, di aver fatto “una frittata” nella scelta delle alleanze, di inseguire Di Maio, di aiutare la destra proponendo l’aumento delle tasse. Lo definisce addirittura “il miglior amico di Giorgia Meloni” e prende le distanze dal Pd anche sulle possibili conseguenze dell’arrivo della leader di Fdi a Palazzo Chigi: “Se vince la destra – sostiene – è in pericolo il portafoglio e i conti pubblici, non la democrazia o la Costituzione”. E sul capitolo delle riforme, prima osserva che esiste la necessità di un’elezione diretta “ma del premier e non del capo dello Stato”. Poi rivolge un appello a tutte le forze politiche perché vi sia “l’impegno comune a fare la riforma costituzionale tutti insieme”. “La riforma serve a tutti: l’idea che si debba fare tutti insieme – conclude – supera il problema del 66%”.

Accordo a parte, la sintonia tra lui e Calenda è evidente. Anche Renzi, come il leader di Azione, auspica che Draghi torni a Palazzo Chigi. “Ci aspettano tempi difficili: avremo tanta inflazione. Quando hai l’8-9% – sottolinea Renzi – tanti vanno sotto la soglia di povertà. A quel punto tra settembre e dicembre si deve ridiscutere il patto di stabilità europeo: A Bruxelles ci sono quelli tosti, gli olandesi, i tedeschi. Ma se non cambiamo quel patto non andiamo da nessuna parte. Io chiedo agli italiani, chi preferite che vada a trattare? Draghi o Meloni?”. Ambedue i leader sono convinti che il loro bacino elettorale sia molto più vasto delle percentuali registrate dagli ultimi rilevamenti. Al riguardo, Calenda ha criticato violentemente Youtrend. “Il 4% ce lo dà il sondaggista del Pd e Più Europa… l’ho visto in azione alle amministrative… In questo momento – attacca l’europarlamentare – sondaggisti seri non stanno rilevando perché la gente è al mare”. Durissimo anche il batti e ribatti con Emma Bonino che ha definito il suo strappo “un voltafaccia repentino, immotivato e anche truffaldino”. “Io – la replica di Calenda – sono una persona educata. Ho avuto per te solo parole di stima. Cerca però di non perdere il controllo di te stessa”. Anche Renzi usa toni acidi contro Enrico Letta, accusandolo di aver sbagliato tutto, di aver fatto “una frittata” nella scelta delle alleanze, di inseguire Di Maio, di aiutare la destra proponendo l’aumento delle tasse. Lo definisce addirittura “il miglior amico di Giorgia Meloni” e prende le distanze dal Pd anche sulle possibili conseguenze dell’arrivo della leader di Fdi a Palazzo Chigi: “Se vince la destra – sostiene – è in pericolo il portafoglio e i conti pubblici, non la democrazia o la Costituzione”. E sul capitolo delle riforme, prima osserva che esiste la necessità di un’elezione diretta “ma del premier e non del capo dello Stato”. Poi rivolge un appello a tutte le forze politiche perché vi sia “l’impegno comune a fare la riforma costituzionale tutti insieme”. “La riforma serve a tutti: l’idea che si debba fare tutti insieme – conclude – supera il problema del 66%”.