Lo Stato imprenditore nella gestione del siderurgico ex Ilva di Taranto. Un investimento per garantire occupazione e meno inquinamento nella produzione di acciaio. Nell’accordo tra ArcelorMIttal e Invitalia un aumento di capitale di AmInvest Co. Italy Spa per 400 milioni, che darà a Invitalia il 50% dei diritti di voto. A maggio 2022 nuovo aumento di capitale, fino a 680 milioni da Invitalia e fino a 70 da Arcelor Mittal. Alla fine dell’operazione, Invitalia sarà azionista di maggioranza con il 60% del capitale, avendo Arcelor Mittal il 40%. La società: Le condizioni sospensive al closing comprendono la modifica del piano ambientale, la revoca dei sequestri penali e l’assenza di misure restrittive.

L«La presenza dello Stato nel nuovo assetto societario del Gruppo deve tradursi in un elemento di garanzia pubblica che sia però capace di generare prospettive industriali, investimenti certi e certezze sia per la continuità occupazionale, sia per il risanamento ambientale» Così in una nota la segretaria generale Cisl, Annamaria Furlan, ed il segretario generale Fim, Roberto Benaglia, che sono tornati a sollecitare la «convocazione immediata» di un tavolo unico che unisca Governo ed azienda, per avviare, finalmente la trattativa per un « indispensabile accordo sindacale», necessario al rilancio dell’ex-Ilva e soprattutto «per dare sicurezza ai lavoratori rispetto al loro futuro, da troppi anni incerto». «La situazione gestionale del Gruppo e la situazione della manutenzione degli impianti non ammette ritardi», insistono i sindacalisti che ribadiscono come per la Cisl e la Fim restano «saldi» i principi che hanno portato alla firma dell’accordo del 06 settembre 2018 «e cioè investimenti, il risanamento ambientale di Taranto e di tutti i siti del gruppo, la piena occupazione dei dipendenti sia diretti di ArcelorMittal che quelli attualmente in Amministrazione Straordinaria