Dopo due anni di fermo, l’altoforno 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto torna in funzione, segnando un passaggio importante nel percorso di recupero della piena operatività dell’ex Ilva. L’annuncio è arrivato da Acciaierie d’Italia, attualmente in amministrazione straordinaria.
Secondo la gestione commissariale, il riavvio consente di recuperare un asset strategico e rientra nelle azioni avviate per garantire la continuità produttiva e la tutela dei livelli occupazionali durante la fase di transizione.
L’altoforno 2 era fermo dal gennaio 2024, mentre negli ultimi mesi lo stabilimento aveva operato principalmente con il solo altoforno 4. La situazione resta complessa: l’altoforno 1 è sotto sequestro senza facoltà d’uso dopo un incendio causato dall’esplosione di una tubiera, provvedimento confermato dal tribunale.
Nel frattempo, la struttura commissariale ha avviato un ampio piano di manutenzione: da febbraio 2024 sono stati investiti oltre 997 milioni di euro per interventi tecnici e di messa in sicurezza.
Il cronoprogramma prevede ora lo stop programmato dell’altoforno 4 a partire dal 28 febbraio, per circa 60 giorni, con lavori di sostituzione delle piastre. Entro lo stesso periodo è prevista anche la riattivazione delle cokerie, con il riavvio delle batterie 7, 8 e 12. L’obiettivo complessivo è riportare il sito a una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate di acciaio l’anno entro aprile 2026.
Sul fronte industriale e societario, proseguono le negoziazioni con il fondo statunitense Flacks Group, la cui offerta è stata giudicata la migliore tra quelle presentate. Sono in corso interlocuzioni per possibili partnership e si punta a chiudere le principali questioni entro la fine del mese, per avviare il confronto con i sindacati. Il closing dell’operazione non è atteso prima di aprile.
Il dibattito resta acceso sull’ipotesi di una trattativa separata per gli stabilimenti del Nord, in particolare quelli di Genova (Cornigliano) e Novi Ligure, distinta da quella per Taranto.
L’eventuale “spacchettamento” del gruppo ha raccolto il favore di alcune associazioni territoriali di Confindustria, ma ha incontrato la netta opposizione delle organizzazioni sindacali metalmeccaniche e della stessa Confindustria locale di Taranto, preoccupate per l’unità industriale del sistema.
Intanto, dal 1° marzo dovrebbe scattare una nuova proroga della cassa integrazione straordinaria per 4.450 lavoratori, della durata di 12 mesi. Le sigle sindacali chiedono maggiore chiarezza sul futuro dell’azienda e sollecitano un confronto diretto con il governo a Roma, ritenendo necessario un ruolo centrale dello Stato nella fase iniziale del rilancio.
La riaccensione dell’altoforno 2 rappresenta dunque un segnale concreto di ripartenza, ma il futuro dell’ex Ilva resta legato all’esito della vendita, alle scelte industriali e alla tenuta occupazionale. I prossimi mesi saranno decisivi per definire il nuovo assetto di uno dei poli siderurgici più importanti d’Europa.










