La Federal Reserve ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, confermando per il momento una linea prudente sulla politica monetaria. La banca centrale statunitense prevede ancora una sola riduzione del costo del denaro entro l’anno, nonostante le incertezze legate alla guerra in Iran e alle possibili conseguenze sull’economia globale.
Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha sottolineato che le ripercussioni economiche del conflitto in Medio Oriente restano difficili da valutare. Secondo Powell, l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe far salire l’inflazione, ma è ancora troppo presto per capire quanto durerà e quanto sarà forte l’impatto sull’economia americana.
Le sue parole hanno aumentato la tensione sui mercati finanziari: Wall Street ha ampliato le perdite durante la conferenza stampa, preoccupata soprattutto per il rialzo del prezzo del petrolio e per il rischio che l’inflazione resti elevata più a lungo del previsto. La stessa Fed ha rivisto al rialzo le stime sull’inflazione per quest’anno, portandole al 2,7%, un dato che secondo molti analisti non tiene ancora conto degli effetti del conflitto.
Nonostante questo, la banca centrale ritiene che l’economia degli Stati Uniti resti solida. La previsione di crescita del Pil per l’anno in corso è stata leggermente migliorata, mentre Powell ha escluso per ora uno scenario di stagflazione simile a quello degli anni Settanta. Tuttavia ha ammesso che la Fed si trova in una posizione delicata, dovendo bilanciare l’obiettivo della stabilità dei prezzi con quello della piena occupazione.
Tra gli economisti cresce comunque la preoccupazione. Alcuni osservatori ritengono che un forte aumento del prezzo del petrolio potrebbe mettere in difficoltà l’economia americana, riducendo i consumi e frenando la crescita. I timori riguardano anche l’impatto che il caro-energia potrebbe avere sulle politiche fiscali e sui piani di rilancio, proprio mentre rallenta la spinta del settore tecnologico legato all’intelligenza artificiale.
Per Powell, il conflitto in Medio Oriente rappresenta una delle ultime grandi sfide del suo mandato alla guida della Fed, in scadenza il 16 maggio. Il presidente ha assicurato che resterà in carica fino alla nomina del successore e che continuerà a lavorare per garantire stabilità all’istituzione in una fase particolarmente incerta per l’economia mondiale.










