Il brutale omicidio di Martina Carbonaro, la quattordicenne uccisa ad Afragola dall’ex fidanzato, ha scosso profondamente l’opinione pubblica e la politica italiana. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso dolore e sgomento: “Mi ha lasciato senza fiato”, ha dichiarato con la voce non solo da premier, ma da madre.
Meloni ha riconosciuto il lavoro fatto dal governo contro la violenza di genere, ma ha anche ammesso un senso di impotenza: “Le leggi le abbiamo fatte, ma forse non stiamo davvero capendo cosa sta accadendo”. Ha sottolineato il cambiamento generazionale, parlando dei figli “completamente digitali” che vivono in un mondo molto diverso da quello dei genitori: “Forse non riusciamo nemmeno a cogliere bene i pericoli che affrontano”. La premier ha poi rilanciato l’appello al dialogo, annunciando una lettera alla Commissione Infanzia per coinvolgere tutte le forze politiche.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, aveva già chiesto un tavolo di confronto, appello accolto da Meloni che ha ribadito la disponibilità al dialogo. Tuttavia, il Pd insiste sulla necessità di interventi concreti: la deputata Michela Di Biase ha ricordato le proposte dem su educazione affettiva nelle scuole, supporto psicologico ai giovani fragili e promozione della cultura del rispetto.
In un clima già teso, hanno suscitato forti reazioni le parole del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che, commentando l’età della giovane vittima, ha parlato di “una ragazzina di 14 anni fidanzata da due anni”, lasciando la frase in sospeso. A replicare duramente è stata l’influencer Valeria Angione: “Il problema non è lei, ma chi l’ha uccisa”. Le critiche sono arrivate anche dal mondo politico: Mara Carfagna (Noi Moderati) ha accusato De Luca di proporre una “vecchia giustificazione maschilista”, mentre Severino Nappi (Lega) ha parlato di “parole che riportano indietro alla cultura della colpa della vittima”.
Nel frattempo, il governo ha espresso la propria vicinanza alla famiglia di Martina attraverso le visite del sottosegretario Alfredo Mantovano e della presidente della commissione parlamentare sul femminicidio, Martina Semenzato. Mantovano ha evidenziato la complessità del caso, dichiarando che “certi episodi non si possono prevenire con un decreto” e richiamando alla responsabilità collettiva della società.
La tragedia di Afragola riapre con forza il dibattito sulla violenza di genere, l’educazione sentimentale e la fragilità dei più giovani, ponendo l’urgenza di una risposta che sia condivisa, strutturale e concreta.










