Le anomalie di una strana campagna elettorale

Si è fatto da parte per motivi che non interessa nemmeno più conoscere e capire. E’ diventato in poche settimane un personaggio di sfondo sul palcoscenico di una scombinata campagna elettorale. Eppure l’uomo del “gran rifiuto”( chiamarsi fuori dai giochi in un momento come questo, tagliare i ponti con Forza Italia senza passare al nemico) continua ad essere al centro dell’attenzione mediatica. Inspiegabile. Il suo intervento a Cernobbio, la sua commozione, il suo tono alterato sono stati esaminati al microscopio dai commentatori alla ricerca forse di messaggi criptati. Come se non si credesse alla sua volontà di voler terminare con dignità e competenza il suo compito di ministro del governo Draghi, di tornare , almeno per un po’, alla professione di docente universitario.  Come se ci fosse “altro”, come se ci fosse un copione politico nascosto da considerare, a margine di  una campagna elettorale come l’attuale breve e concitata dove la competizione risulta feroce non solo tra le coalizioni contrapposte ma tra le singole coalizioni ed i cosiddetti terzi e quarti poli e via “cespugliando” ed all’interno delle coalizioni anche tra i partiti che le compongono al contempo alleati e “competitor”.  Su e con Brunetta ci sono articoli, interviste, dichiarazioni. Vendette politiche a posteriori ora che l’uomo appare senza scudi protettivi, senza difese? Tutto è possibile. Rievocare episodi del passato,  infilarci a forza il ministro veneziano e attribuirgli discutibili responsabilità mentre lui si toglie di mezzo da solo serve a qualcuno? Costringerlo a replicare, impegnarlo in battaglie di retroguardia serve a distrarlo da altro? Ci sono disegni riservati che lo vedono (o lo possono vedere) protagonista? Tutto è possibile, Renato Brunetta è uomo di notevole intelligenza e ha una visione della politica che nasce da lontano. Non è un improvvisato, un apprendista stregone dell’ultima ora. Facile pensare che abbia molto altro per la testa, che l’idea di un Cincinnato del terzo millennio lo stuzzichi. Lascia  un vuoto nell’attuale centro destra, ma può riempire vuoti altrove, magari ripartendo dalla sua città, da Venezia, dove da un lato la discesa in campo nazionale del sindaco Brugnaro potrebbe comportare  importanti sconvolgimenti e dall’altro la complicata evoluzione della Serenissima potrebbe avere bisogno di un normalizzatore, di una guida autorevole. Brunetta è presidente di una Fondazione per Venezia capitale mondiale della sostenibilità che nel board ha dei giganti della economia italiana, ha le grandi università, enti pubblici e privati di peso. La città lagunare rappresenta un brand di valore mondiale, attira investimenti, appetiti, attenzioni. Quale migliore trampolino per fare “altro”? O per tornare alla ribalta richiamato a gran voce. In parole povere qualcuno ha paura di Brunetta? O è solo un esercizio di fantapolitica?

G.T.