di CORNELIUS-

Quando la Giunta Gualtieri è in debito di ossigeno, è in affanno ecco che arriva in suo soccorso l’assessore Andrea Catarci agitando il bandierone della “città dei 15 minuti”. Una città dei sogni della quale i romani hanno capito poco o nulla, un progetto romantico che si infrange fragorosamente contro le barricate della realtà. Una sorta di coperta di Linus che spesso lo stesso sindaco appare imbarazzato ad utilizzare. Quando ne parla in pubblico guarda sempre verso l’assessore competente (ha una delega apposta) cercando conforto e suggerimento. Nei giorni scorsi Gualtieri ha pomposamente fatto il “tagliando” al progetto con un grande evento organizzato nell’aula magna del Rettorato di Roma Tre, Nell’occasione ha presentato un

E-Book: si chiama “Roma a portata di mano: la città dei 15 minuti”. Splendido.  Al suo fianco c’era il  teorizzatore della città dei 15 minuti, il professor Carlos Moreno della Sorbonne (che non fosse farina del sacco di Catarci s’era capito subito) curioso di vedere cosa sia stato fatto fin qui dall’amministrazione per ridurre le distanze tra il centro e le periferie. Il progetto è nel pacchetto delle promesse post elettorali della giunta di centro sinistra. Che, spiegano, è partita da molto, molto lontano, lavorando sugli accessi ai servizi. Sono stati previsti 50 milioni per i poli civici culturali, in parte lontani dal centro, e 52 milioni per asili e scuole dell’infanzia fuori dal Gra. Il problema è quello di “colmare il divario tra zone dentro il Gra e aree fuori dal Gra”  ( parole loro). Il link con i magici 15 minuti è comunque accademico e poco comprensibile, i milioni appena citati sono soldi dei cittadini da spendere bene. Servono per migliorare e ricucire i collegamenti tra i quartieri di una città che è la più estesa d’Europa? Spiegateci come. Servono per avvicinare i servizi ai cittadini, realizzandone di nuovi e recuperando aree e strutture in disuso per creare biblioteche, uffici pubblici, spazi verdi, luoghi per lo studio, lo sport, la partecipazione? E’ più comprensibile. Il tentativo è quello di rigenerare quartieri che attendevano interventi da anni “per dare vita ad una città davvero policentrica ed inclusiva – afferma Gualtieri – Tutto questo significa sostenibilità ambientale, progresso sociale e sostanziale miglioramento della qualità della vita”. Si, ma i quindici minuti? Cominciamo a capire. I servizi sono inesistenti o lontani dai cittadini, si tratta di avvicinarli fisicamente, non di attraversare la città in fretta. Di questo non si parla nemmeno. Romanticamente la amministrazione ha lavorato “per rafforzare le reti di solidarietà e realtà come le banche del tempo, gli orti urbani, scuole e movimenti di volontariato, ha operato sulla valorizzazione dei Municipi; sull’apertura di scuole oltre l’orario ordinario; sull’erogazione dei certificati anagrafici in 110 edicole su 500 presenti nel territorio romano”. E, ancora,”ha potenziato i servizi comunali per le Cie, la promozione delle comunità energetiche, l’avvio dei poli civici integrati.”. Basta così. Roma sta andando a fondo nel degrado più totale ma abbiamo la consapevolezza che dietro le quinte si è lavorato molto. E in profondità.  Ci accorgeremo più avanti – speriamo – dell’efficacia di questa operazione sommersa.
Perché ci sono delle distanze pratiche, chilometriche, e delle distanze economiche e sociali. Tutto rientra all’interno della città dei 15 minuti. Roma si caratterizza per le profonde differenze di reddito all’interno di essa, che per alcuni vuol dire difficile accesso a servizi basilari come sanità, cultura, impianti sportivi, asili nido e biblioteche, chi vive nei Parioli è 3,5 volte più ricco e 8 volte più istruito rispetto a chi vive a Tor Cervara, fuori dal Gra “solo il 15% è laureato a fronte del 26% di chi vive all’interno del Raccordo. Cosa fare per ridurre le distanze, in termini geografici ma anche socio economici? La Giunta Gualtieri pensa anche a questo,  lavorando per potenziare e migliorare l’offerta dei servizi di prossimità, assicurare spazi culturali e di aggregazione, come teatri, centri anziani e poli civici, scuole sicure e attrezzate, strutture sportive aperte ed accessibili. L’obiettivo è un concetto filosofico, la costruzione della città di tutti,  con una rigenerazione non solo urbana ma anche sociale. Basta così, abbiamo fatto il pieno.