Bagarre in Aula Giulio Cesare all’indomani della bocciatura del provvedimento che la giunta e Virginia Raggi volevano approvare, concernente la riorganizzazione delle partecipate; con l’obiettivo di aggregare Roma Metropolitane con l’Agenzia capitolina per la mobilità.

La partita ieri si è chiusa con 26 voti contro l’ordine del giorno e 18 favorevoli e un astenuto. Oggi invece si è assistito a una vera e propria bagarre con la seduta che si è conclusa a causa di due appelli a vuoto, che hanno costretto il presidente dell’Assemblea Marcello De Vito a ufficializzarne la sua fine.

 

Le polemiche sono però iniziate ben prima, quando la sindaca ha definito il consiglio odierno soltanto «di facciata», precisando anche di «rivendicare la posizione del M5S di ieri». Subito si sono fatti avanti gli attacchi delle opposizioni e la difesa tetragona del consigliere M5S Paolo Ferrara. «Vergogna, vergognatevi, indecenti», ha detto Ferrara, a sostegno della sindaca. Quindi la temporanea sospensione dei lavori decisa da De Vito. E infine il termine definitivo della seduta.

L’ultima assemblea capitolina della consiliatura è terminata senza numero legale e senza approvare i due ordini del giorno dedicati ai poteri di Roma capitale. «Presenti 20 consiglieri, assenti la sindaca e 28 consiglieri, il numero non è sufficiente per la validità della seduta, la seduta è tolta», ha scandito il presidente dell’assemblea Marcello De Vito. Poi le accuse e gli insulti tra consiglieri di maggioranza e opposizione, presenti anche in modalità remota online. «Non è una maniera degna di finire questa consiliatura – è quindi intervenuto il presidente De Vito -. Invito ognuno ad una modalità responsabile».

 

 

Il M5s è stato presente ma solo formalmente, perchè ha risposto all’appello soltanto con un consigliere. «Vorrei che fosse registrato il mio disappunto, per quello che vale, sul fatto che l’Assemblea abbia preferito un consiglio di facciata, rispetto a provvedimenti importanti di prerogativa dell’Aula che aspettavano solo di essere discussi», è intervenuta la sindaca. «Qui si conclude il ruolo dell’Assemblea in questa legislatura, e i romani ne terranno conto», ha proseguito Raggi.

«La nuova maggioranza che è costituita dalle opposizioni ha fatto questa scelta di priorità – ha aggiunto la sindaca – L’Aula aveva già raggiunto il risultato straordinario di spingere il Parlamento a avviare una riforma costituzionale e degli interventi ordinari, che auspichiamo vengano approvai entro fine legislatura, innanzitutto per disintermediare i fondi nazionali e europei dal passaggio attraverso la regione» ha sottolineato la prima cittadina. «Mi aspettavo che essendo questa l’ultima seduta di ascoltare qualcosa di nuovo», ha concluso.

«Questo finale è assurdo. La sindaca interviene solo all’ultimo dopo i comunicati di protesta delle opposizioni. Intervenire per comunicare il suo disappunto per quello che ha definito consiglio inutile. Si qualifica da sola. Puerile il tentativo di scaricare sulle opposizioni la mancata discussione di delibere importanti saltate ieri a causa della reazione delle opposizioni al blitz tentato da M5S sulle partecipate». Queste le parole del capogruppo capitolino Pd Giulio Pelonzi. «Sia in maggioranza che in opposizione la Sindaca da cinque anni si dimostra inutile. Non curarsi del futuro di Roma Capitale è stata la cifra della gestione Raggi. Roma deve tornare all’altezza delle grandi capitali europee, per farlo deve aumentare i suoi poteri. Acquisire quei poteri che la Regione Lazio ha provato a delegare a Roma in base alla legge del 2009. Poteri che la Sindaca rifiutò», ha conlsuso l’esponente Pd.

Ferrara dopo la fine della seduta ha scritto un post Facebook sulla vicenda. «Oggi ho assistito al teatro dell’assurdo in Assemblea Capitolina durante il consiglio tematico sui poteri per Roma. Uno spettacolo costato caro ai romani e che noi avevamo ritenuto inutile a fine consiliatura, perché i consigli costano soldi veri e tutto il lavoro su questo tema invece è stato già fatto», si legge nel post di Ferrara. «Una vetrina elettorale per la destra, con la presenza inadeguata del Partito Democratico, gente che per anni se ne è fregata dei poteri di Roma Capitale; una vergognosa e una inutile vetrina elettorale paragonabile a situazioni che si vedono nelle peggiori democrazie del pianeta», conclude il consigliere.

 

 

«Oggi se c’è un dibattito ed una accelerazione sui poteri necessari a Roma non è certo grazie a questa farsa indecente ma grazie al lavoro di mesi della Sindaca di Roma e della maggioranza che ha sostanzialmente portato l’attenzione parlamentare alla riforma sui poteri. L’indecenza politica di queste persone è la stessa del passato dove gli stessi partiti, oltre a fare i debiti che i romani stanno ancora pagando, di questa riforma se ne sono completamente fregati», così conclude il consigliere 5Stelle.

 

Qualcosa parrebbe essersi rotto tra ex pentastellati e coloro che sono rimasti nel Movimento. A pagarne i costi di questa frattura è stata soprattuto la sindaca Raggi L’appuntamento di ieri in aula era in sostanza l’ultimo prima del termine della consiliatura. L’Assemblea è stata convocata anche giovedì mattina per una riunione straordinaria sulla riforma dei poteri di Roma Capitale e il decentramento amministrativo. Poi stop. Dalla mezzanotte di domani mancheranno 45 giorni al voto delle Amministrative.

In questo modo si potrà convocare l’aula soltanto per provvedimenti urgenti e straordinari. In realtà lo strappo consumato ieri è figlio di uno scontro avvenuto già nelle settimane scorse tra maggioranza e opposizione. I 5Stelle hanno provato a inserire nell’ultimo consiglio la delibera, attesa da 5 anni, sulle partecipate. Questo provvedimento prevedeva l’accorpamento di Roma Metropolitane con Roma servizi per la mobilità e la fusione di Farmacap, la società che controlla le farmacie comunali, con Zetèma, che invece gestisce eventi culturali. Una delibera con la quale la giunta ha provato a respingere anche i rilievi della Corte dei Conti che indica che il Campidoglio non ha prodotto il suo bilancio consolidato.

 

 

La fusione tra le partecipate non è piaciuta però alle forze di opposizione, Pd in testa. Pentastellati e dem alleati a livello nazionale, a Roma sono divisi. La minoranza ha prima chiesto di approvare anche altre delibere, come quelle sui debiti fuori bilancio ed il bilancio di Farmacap, e poi ha minacciato di presentare oltre 2mila emendamenti. Così quando il presidente Marcello De Vito ha indetto la votazione sull’ordine del giorno i 5Setlle sono andati sotto.