Di Sandro Gugliotta

Roma, ore 18,  quartiere San Giovanni  Appio Latino, dalle finestre fitte dei palazzi risuonano le note dell’inno di Mameli.  Le strade della capitale sono deserte e sembra proprio una di quelle giornate in cui, tutti davanti alla tv , si attende il fischio d’inizio di una partita della Nazionale con la speranza di assistere all’impresa sportiva del secolo. Invece la città ed il paese tutto si trovano in piena crisi sanitaria da Corinavirus. I decreti del Presidente del Consiglio adottati per contenere i contagi hanno di fatto sospeso la vita di 60 milioni di italiani. Ed i social diventano la cassa di risonanza dello stato emotivo del paese.  “Affacciati alla finestra Roma Mia” è il flashmob musicale a cui si assiste in questi giorni nella città. Sabato 14 marzo dai balconi e dalle finestre si è sentita la voce di Celentano cantare “azzurro” e domenica tutti intoneranno “il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano. Intanto video di famiglie affacciate al balcone di mamme, padri, nonne e figli  che cantano in tuta ed in pigiama, girano sul web. E’ la conseguenza della forzosa reclusione preventiva imposta per arginare il virus o la vera presa di coscienza di un paese che soffre e che tende ad unirsi nei momenti di difficoltà? I media traboccano di nuovi filosofi del terzo millennio, nulla sarà più come prima, cambieranno per sempre le nostre abitudini sociali e via discorrendo. In verità il paese reale è molto più cinico di quanto si pensi. Si certo, queste manifestazioni collettive facilitano le letture di chi vuole raccontare con vena romantica un popolo che reagisce alle difficoltà contingenti. E’ più facile immaginare invece che nell’era  dei social media dove tutto viene ripreso perché tutto può e deve essere spettacolo, queste manifestazioni siano, più prosaicamente, niente altro che il segno dei tempi. D’altro canto la stessa classe dirigente non sembra professare e mettere in pratica condotte alte dove i principi e la coscienza collettiva vengono prima degli interessi concreti e di parte. Ne sono un esempio le vicende che stanno attraversando la magistratura romana e non solo. Ma anche la politica nazionale non è da meno. Pochi giornali lo hanno rilevato. Un esempio piccolo (neanche tanto) ma significativo. Quale è il senso dello Stato, delle Istituzioni, di comunità, di quei parlamentari della maggioranza che in occasione dei recenti concorsi pubblici per assumere nuovi dipendenti della Camera dei Deputati hanno avuto il coraggio di candidarsi?Queste manifestazioni collettive più che evidenziare un nuovo sentire comune, mettono piuttosto in evidenza come non siamo più abituati a stare da soli ad elaborare situazioni complesse  e difficili dentro di noi, perché abbiamo la necessità impellente, sempre e comunque, di socializzare tutto. Il vero banco di prova di un vero e nuovo sentimento di comunità sarà dato dai provvedimenti in materia di economia che il Governo saprà mettere in campo e da come saranno accolti dagli italiani. Il vero spirito di una comunità si misura quando i provvedimenti dell’autorità incidono sulla carne viva degli individui. Per ora la limitazione degli spostamenti è pesante ma necessaria a contenere i contagi. E se non sarà risolutiva, con la perdita di reddito, di posti di lavoro e di prospettive per il futuro, non basterà affacciarsi alla finestra per cantare