donetti Parla Daniela Donetti, direttore generale della Asl di Viterbo. “Piangiamo una decina di morti e abbiamo più di 1300 persone in quarantena, ma i dati ci danno indicazioni confortanti”. “Siamo riusciti a trasformare in fretta l’azienda, con posti in aggiunta di terapia intensiva, un reparto Covid e altro. Un pacchetto di team misti di specialisti ha gestito la situazione. La popolazione ha collaborato. Faremo tesoro di questa terribile esperienza”

 di Elena Padovan

Coronavirus in Lombardia e Veneto richiama direttamente le immagine tragiche e dolorose che i media hanno riproposto fino allo sfinimento. Per chi vive nella capitale gli scenari sono diversi, l’immagine ripetitiva del cancello dello Spallanzani riduce di molto il pathos. Ma nelle province laziali? La scorsa settimana abbiamo intervistato il direttore sanitario della Asl di Frosinone, Patrizia Magrini, in questo fascicolo ci occupiamo del Lazio settentrionale, la Tuscia. La Asl di Viterbo, capitanata dal Direttore Generale Daniela Donetti, ha risposto fin qui  con prontezza all’emergenza del Coronavirus riorganizzando i servizi esistenti, chiedendo(e ottenendo) a tutto il personale il massimo impegno. Tutto lo staff operativo Coronavirus ha attivato le misure di prevenzione e di protezione al fine di contenere la diffusione del virus, irrobustendo la catena dei contatti stretti e la collaborazione con i Comuni. Non è stato facile, ci sono stati momenti delicatissimi, ma il sistema ha retto. Ne parliamo con la dr.ssa Daniele Donetti.

 

Come sta evolvendo la situazione sul territorio della sua Asl  e quali sono le sue previsioni?

Ad oggi i pazienti deceduti sono meno di 10 ed erano tutti affetti anche da altre patologie, ma questo non alleggerisce il nostro dolore per queste perdite. Noi abbiamo più di 1300 persone in quarantena e altre 1800 uscite dalla quarantena.  Siamo preoccupati per i 13 positivi della casa di riposo Villa Immacolata, dove abbiamo fatto più di 300 tamponi. Si tratta di persone anziane e fragili che in caso di una concomitanza con altre patologie potrebbero trovare qualche difficoltà nella guarigione. Non riesco a fare una previsione, ma sicuramente nella nostra Asl il trend dei contagi sta diminuendo e mi auguro sia solo l’inizio della tanto attesa discesa.

 

Che strategia è stata usata per contenere il fenomeno e quali forze sono state impiegate?

Innanzitutto abbiamo trasformato la nostra azienda, attualmente abbiamo 9 posti di terapia intensiva, ma al bisogno possono diventare 21. Inoltre ci sono 8 posti letto di terapia sub intensiva e 44 posti letto di malattie infettive, in più 30 di medicina Covid. Questo dimostra la nostra capacità e velocità di conversione. Per rispondere a questa emergenza abbiamo costituito dei team misti di professionisti ognuno con il proprio compito. Il primo team è quello di front office che risponde al telefono. Il suo compito è quello di fare un primo screening e capire se la persona che chiama è un potenziale positivo. Successivamente, c’è un altro team che si reca nel domicilio del presunto positivo ed effettua il tampone. Inoltre in un momento così delicato come questo non abbiamo tralasciato chi invece non è ammalato di Coronavirus. Per tutte queste persone c’è un’offerta sanitaria che prevede attività di supporto psicologico tramite l’uso di sistemi di contatto telefonico o video conferenza.

 

Siete riusciti ad isolare il contagio?

Assolutamente no, ma posso dire che ad oggi, togliendo Villa Immacolata, i numeri ci confortano e ci dicono che siamo difronte a una riduzione dei contagi. Solo per fare un esempio il 15 marzo il trend dei positivi era del 35% mentre oggi è sceso al 4%. Noi pensiamo di aver messo in campo tutte le forze possibili per fermare il contagio. In primis abbiamo adottato i criteri dati dalla Regione Lazio e laddove ci sono dei nuclei familiari con un positivo, interveniamo e valutiamo la situazione di tutte le persone che fanno parte di questo nucleo.

 

Che idea si è fatta dell’impatto sociale che questa pandemia ha sulla popolazione?

Credo che i numeri siano anche l’espressione di una grande collaborazione da parte dei cittadini. Sono comunque molto preoccupata perché temo che le notizie confortanti possano creare un rilassamento e la gente cominci a trasgredire le restrizioni imposte dal Governo. Questo aspetto mi spaventa ancora di più se penso alla festività della Pasqua oramai alle porte. É importante che le persone comprendano che la vera prevenzione non è quella che fa la sanità con i tamponi, ma quella del singolo cittadino con un comportamento corretto e rispettoso delle regole.

 

Il sistema sanitario della Asl di Viterbo era preparato a questa emergenza?

Noi sicuramente eravamo molto allertati per cui pronti ad intervenire anche cambiando i nostri sistemi operativi assistenziali qualora ce ne fosse stato bisogno. É logico che quando è arrivato il primo caso in Lombardia ci siamo resi conto che il virus aveva già iniziato a circolare in Italia e quindi abbiamo iniziato ad immaginare quale fosse il setting assistenziale di cui aveva bisogno un malato di Covid. In base a quello, abbiamo iniziato ad organizzare la nostra azienda con la preparazione dei posti in terapia intensiva, di tutta l’attrezzatura sanitaria prevista e organizzare dei percorsi separati di sicurezza che ci permettessero di essere in grado di rispondere ad un’infezione di questo genere.

 

Lei che lezione ha tratto da questa emergenza?

Naturalmente io mi sto già interfacciando con i miei professionisti per capire come dovremmo operare una volta tornati alla normalità e credo fermamente che dovremmo mantenere alcune regole che stiamo adottando ora durante l’emergenza, come il distanziamento tra una persona e l’altra. Io come direttore generale della Asl ho capito che abbiamo la capacita di cambiare il nostro modus operandi e possiamo introdurre nuovi metodi come quelli telematici. Per questo in parte cambieremo le nostre modalità operative e cercheremo di mantenere la sicurezza in tutti i nostri percorsi in modo tale che chi verrà in ospedale si sentirà sempre al sicuro.