I dati dall’obitorio di Lusaka. Crolla il paradosso africano

Crolla l’ipotesi del paradosso africano, nata fin dall’inizio della pandemia di Covid-19 sulla base del piccolo numero di casi nel continente. Dopo oltre due anni, ad alzare il velo sui casi in Africa è la ricerca condotta in Zambia, nell’obitorio dell’ospedale di Lusaka, su oltre mille persone decedute nel 2020 e nel 2021: nei due anni considerati nella ricerca, i dati hanno permesso di individuare tre ondate epidemiche, durante le quali il virus è stato rilevato in più di un terzo dei casi e, «nei periodi di picco, in circa il 90% di tutti i deceduti», scrivono gli autori della ricerca, coordinata da Christopher J Gill e Donald M. Thea, entrambi della Boston University School of Public Health. «Gli scarsi dati sull’impatto della pandemia nel continente hanno portato a pensare che il virus SarsCov2 avesse ‘saltatò l’Africa», scrivono gli autori dello studio, e invitano a rivedere l’ipotesi del cosiddetto ‘paradosso africanò, secondo la quale in Africa al sovraffollamento delle città e alle precarie condizioni igieniche non ha corrisposto un alto numero di casi di Covid-19. La ricerca è pubblicata sulla piattaforma MedRxiv, che accoglie articoli non sottoposti all’esame della comunità scientifica, ed è presentata dalla rivista Nature sul suo sito. Senza dubbio, rileva Nature, le persone morte per Covid-19 potrebbero essere molto più numerose di quanto suggeriscano i dati ufficiali. Secondo la rivista, il vero bilancio dell’epidemia in Africa sarebbe sfuggito a causa di una carenza di test e di infrastrutture mediche. Un’osservazione avvalorata dal fatto che, si legge nella ricerca, «dei casi di Covid-19 individuati nello studio, solo il 10% era stato diagnosticato quando le persone erano in vita». Secondo Gill una delle ragioni principali del divario tra i suoi risultati e i conteggi ufficiali è nel fatto che la maggior parte delle persone in Zambia che muoiono di Covid-19 non sono seguite da strutture mediche: delle oltre mille persone decedute considerate nello studio, quattro su cinque non erano mai state ricoverate e la maggior parte di esse viveva nei quartieri più poveri di Lusaka: «Nessuno era vaccinato, nessuno aveva le mascherine, nè – rilva Gill – aveva accesso alle cure», I dati indicano che, nel periodo considerato nella ricerca, in Africa sono avvenute tre ondate dell’epidemia che hanno raggiunto il picco nel luglio 2020, nel gennaio 2021 e nel giugno 2021; sono state causate rispettivamente dalla sotto-variante AE.1 (o B.1.1.306.1), che nel 2020 era molto diffusa in Zambia, Burkina Faso e Gran Bretagna, e dalle varianti Beta e Delta. «La maggior parte degli adulti deceduti positivi al virus SarsCoV2 presentava sintomi tipici della malattia. Questo – si legge nella ricerca – permette di sostenere che la malattia è stata la causa della loro morte e non una coincidenza». I decessi, si legge ancora, «sono avvenuti in tutte le fasce d’età, compresi i bambini»: un dato che indica come l’impatto dell’epidemia in Africa sia stato diverso da quello osservato nei Paesi ad alto reddito«