Dicono ‘nò all’ipotesi di offrirsi come ‘paracadutistì in soccorso del Conte bis. I cosiddetti ‘responsabilì – il gruppetto di parlamentari descritto come pronto a stringersi al governo per reggere l’urto di un addio di Italia viva e quindi evitare la crisi – si sfilano in poche ore, restando ognuno nella casella di partenza. Da ‘Cambiamò all’Udc, le smentite alle voci finite sulla stampa, si rincorrono in mattinata, soprattutto al Senato. E a sera lasciano scoperta la crepa che ancora minaccia la maggioranza. In attesa del prossimo round (probabilmente a inizio settimana e prima del Consiglio dei ministri del 7 gennaio) i renziani puntano ora a un Conte ter, meno destabilizzante ma con più new entries dal loro punto di vista. Scettico su questo il Pd, che teme altre fughe in avanti del rottamatore, mentre si concentra più su un rimpasto. Tuttavia, anche se per poco, nella partita sono emntrati in campo i ‘responsabilì, disponibili a un sostegno al premier in caso di ‘contà dei voti in Parlamento. E alcuni di loro avrebbero avuto anche il nome pronto: «Italia 2023», in coincidenza con il traguardo della legislatura. Dietro di loro un ex forzista, il senatore Raffaele Fantetti che a ottobre è entrato nel gruppo del Maie, gli italiani all’estero,essendo stato eletto lì, e la regia di Clemente Mastella o di sua moglie Sandra Lonardo, anche lei neofuoriuscita da Forza Italia. Stando ai calcoli, tra centristi, ex FI e ex M5s, la frangia sfiorerebbe i dieci. Ma l’operazione perde quota eoggi è il giorno di chi esce allo scoperto rifiutando il ‘soccorsò, con un ‘no graziè dai toni risentiti. «Essere responsabili significa, a casa nostra, essere coerenti con le proprie idee. Questo Governo non rispecchia le nostre», silura su Twitter Giovanni Toti, leader di ‘Cambiamo!’, una delle forze considerate più ‘papabilì al soccorso nei corridoi parlamentari. A nome del suo partito, il governatore ligure è ancora più esplicito: «Cambiamo non sosterrà questo governo. Il nostro Paese merita altro». Stesso senso delle parole di Lorenzo Cesa, numero uno dell’Udc: «Non partecipiamo al teatrino della politica: non siamo e non saremo mai la stampella di nessuno». A lui si associano tacitamente i suoi parlamentari. Al Senato sono 3. Altrettanti quelli della componente Idea-Cambiamo, tra cui il senatore Gaetano Quagliariello che insiste: «Siamo all’opposizione e restiamo all’opposizione. Questa ci sembra essere oggi la nostra responsabilità e non saremmo mai disposti ad accettare di essere trattati come massa di manovra per i giochi di altri». Idem per Antonio Saccone: «Non siamo utili idioti, né servi sciocchi» e sul Conte ter è nettissimo: «Cosa si intende, un gioco dei quattro cantoni dove qualcuno esce e fa il posto a qualcuno di noi? No grazie. C’è bisogno di un ragionamento serio, programmatico e di riforme per il Paese». Sul campo ci sarebbero insomma poche pedine utili, anche se a queste si aggiungessero alcuni ex renziani che delusi dalle ultima mosse di Matteo Renzi, potrebbero schierarsi per la maggioranza. Secondo i più critici, non arrivano a 4 al Senato e altri 2 alla Camera. Troppo poco per una vera maggioranza politica e per non essere più a rischio ricatti.