La tenuta del governo, la tenuta della sua leadership, la tenuta del M5S. In una settimana cruciale per il Movimento la sfida di Luigi Di Maio è triplice, e non sarà una sfida facile, a cominciare dal nodo del fondo salva-Stati. Sul Mes i vertici del M5S hanno 48 ore, a partire da lunedì mattina, per ridurre al minimo la trincea di chi non vorrebbe una risoluzione di maggioranza con il Pd. Portare in Aula una risoluzione in solitaria, però, per il M5S significherebbe accendere la miccia della crisi di governo. Una serie di riunioni, prima dell’arrivo di Conte al Senato e alla Camera, dovrà trovare una quadra. Fermo restando che, in entrambi i rami del Parlamento, un manipolo di dissidenti bene o male ci sarà. Sarà difficile, infatti, per Di Maio e i suoi luogotenenti piegare la trincea di parlamentari come Paragone, Grassi, Giarrusso, Maniero o Raduzzi, punte della trincea anti-Mes. Ma il premier Giuseppe Conte sparge tranquillità («Il dialogo è il sale della democrazia») mentre Di Maio sembra aver abbassato i toni dopo i giorni di fuoco dell’asse con Alessandro Di Battista. Giorni che hanno rischiato la scomunica di Beppe Grillo e la rivolta della stragrande maggioranza dei gruppi, M5S, quella che non vuole la crisi. Il punto tuttavia – è il ragionamento che Di Maio ha fatto ai suoi in queste ore – è difendere le battaglia identitarie del M5S di fronte a un Pd sul quale il leader del Movimento non vuole in alcun modo schiacciarsi. Anche perché il timore di Di Maio è che, dopo un’eventuale vittoria dei Dem in Emilia-Romagna sia proprio Nicola Zingaretti a voler rompere. Eppure, la linea dura del ministro degli Esteri a tanti non è piaciuta. «Preferirei ci fosse molto meno la ricerca del tweet e molto più la voglia di conciliare punti di vista diversi che però hanno pari dignità e devono trovare una forma di mediazione», sottolinea la capogruppo in Regione Lazio Roberta Lombardi. Che, su eventuali deroghe al doppio mandato rilancia la linea dell’ortodossia: «Nessuna deroga, per nessuno». Dal gruppo invece arrivano un timido segnale di pace. In una nota congiunta del vice capogruppo M5S alla Camera Francesco Silvestri e dei 14 capicommissioni viene negata con forza la stesura di un documento politico contro Di Maio. Ma, una riunione tra il capo politico e i capicommissione, la prossima settimana ci potrebbe essere. «C’è la necessità di un confronto periodico perché ognuno deve essere un pezzo di un ingranaggio collegiale», è la linea dei capicommissione. Una linea che un parlamentare sintetizza così: «Non vogliamo più sapere cosa farà il M5S dai giornali». La prossima settimana sarà anche alimentata dalla gara interna per i 12 facilitatori del Team del futuro. A Pescara è andata in scena una prima presentazione dei candidati. C’erano, tra gli altri, Iolanda Di Stasio, Michele Gubitosa, Dino Giarrusso, Valentina Corneli, Luca Frusone. La campagna elettorale è partita e a metà dicembre ci sarà il voto su Rousseau. Ma in qualche parlamentare c’è già un sospetto: che i vertici agevolino, da un punto di vista mediatico, solo i candidati a loro più graditi.