Vice president Roxana MÎNZATU meets French prime minister Francois Bayrou in Paris on 24 april 2025

La caduta del governo guidato da François Bayrou, seppur prevista, ha assunto i contorni di un vero crollo politico. La mozione di fiducia sulla legge finanziaria — che prevedeva 44 miliardi di tagli, l’abolizione di due giorni festivi e la conferma della contestata riforma delle pensioni — è stata respinta con 364 voti contrari contro 194 favorevoli.

Il risultato segna l’ennesimo colpo per Emmanuel Macron, accusato dalle opposizioni come.

Domani Bayrou rassegnerà le dimissioni, mentre Macron prende tempo di fronte alle pressioni: la sinistra radicale ha annunciato una mozione di destituzione, il Rassemblement National chiede elezioni anticipate e i socialisti si dichiarano pronti a governare, ma solo con una maggioranza interamente di gauche.

I Républicains, divisi al loro interno, hanno dato un appoggio parziale al governo uscente: 27 deputati su 49 hanno votato la fiducia, segnale che la loro posizione potrebbe rivelarsi decisiva in eventuali negoziati.

In questo clima di stallo, l’ex premier e leader di Renaissance, Gabriel Attal, ha lanciato un’idea inedita: nominare un “negoziatore” incaricato di trovare un compromesso tra tutte le forze repubblicane sul bilancio 2026, prima ancora di scegliere il nuovo primo ministro. L’obiettivo sarebbe un “accordo di interesse generale” e la formazione di un governo di scopo, garante dell’intesa.

Sul fronte sociale, mercoledì è prevista la manifestazione “Blocchiamo tutto”, già ribattezzata come la nuova ondata dei gilet gialli. Il ministero dell’Interno ha annunciato un massiccio dispiegamento di 80 mila agenti per prevenire blocchi e disordini.

La Francia resta quindi sospesa tra crisi politica, tensioni sociali e l’incertezza sul futuro del governo, con Macron chiamato a gestire una delle fasi più delicate del suo mandato.