Blocchi nei licei, incendi e scontri con le forze dell’ordine in numerose città. Il ministero dell’Interno registra 1.949 fermi nella sola giornata di giovedì e 305 agenti e gendarmi feriti. Il governo convoca una riunione di crisi e attribuisce a La France Insoumise un ruolo nell’origine della mobilitazione, accusa respinta dal partito. Gli studenti chiedono più risorse, docenti sostituti e strutture scolastiche migliori.
PARIGI – La protesta partita dai licei francesi si è trasformata in una delle più gravi crisi sociali dell’autunno. Da Saint-Denis a Marsiglia, da Nantes a Lione, Strasburgo e Tolosa, blocchi degli istituti e manifestazioni degli studenti sono stati accompagnati in diversi casi da incendi, danneggiamenti e scontri con le forze dell’ordine.
Il bilancio comunicato nella serata del 1° ottobre dal ministero dell’Interno francese è particolarmente pesante: 1.949 persone fermate in una sola giornata, principalmente in relazione a violenze, assembramenti e aggressioni contro rappresentanti delle forze dell’ordine. Poliziotti e gendarmi feriti sono stati 305. Gli arresti di giovedì si aggiungono alle centinaia registrate nei giorni precedenti, quando la mobilitazione aveva già interessato centinaia di scuole.
La protesta è iniziata circa una settimana fa nell’area parigina ed è progressivamente cresciuta fino a raggiungere praticamente tutto il territorio nazionale. Mercoledì erano 356 i licei interessati da blocchi almeno parziali, rispetto ai 338 del giorno precedente. Giovedì le autorità di sicurezza hanno contato circa 900 azioni collegate alla mobilitazione in tutta la Francia, mentre una trentina di campus universitari si sono uniti alla protesta.
In diverse città il movimento ha assunto una dimensione violenta distinta dalle manifestazioni pacifiche organizzate dagli studenti.
A Nantes un incendio ha gravemente danneggiato il liceo Nelson-Mandela. A Le Havre le fiamme hanno colpito la facciata di un altro istituto, mentre a Strasburgo è stata incendiata almeno un’automobile. A Tolosa si sono verificati scontri tra giovani e reparti antisommossa.
Particolarmente tesa la situazione a Marsiglia. Nei pressi del liceo Saint-Exupéry, secondo Reuters, gruppi di giovani hanno costretto alcuni vigili del fuoco ad allontanarsi dal loro mezzo, successivamente dato alle fiamme. I trasporti pubblici cittadini sono stati sospesi dopo il ferimento di alcuni lavoratori.
Nella stessa città, al liceo Victor-Hugo, due insegnanti sono stati accidentalmente raggiunti dalla benzina mentre uno studente cercava di versare il carburante in un cassonetto. Una prima ricostruzione della procura aveva parlato di un’aggressione deliberata, ma l’accertamento successivo riportato da Reuters ha precisato la dinamica dell’episodio.
Alla base della mobilitazione ci sono rivendicazioni che riguardano soprattutto le condizioni della scuola pubblica francese.
Gli studenti chiedono maggiori risorse economiche e personale, la sostituzione tempestiva degli insegnanti assenti, interventi di ristrutturazione negli edifici scolastici e condizioni di studio considerate più dignitose. Una parte della protesta contesta inoltre Parcoursup, la piattaforma utilizzata in Francia per gestire l’accesso all’istruzione superiore, accusata dai manifestanti di esercitare una forte pressione sugli studenti.
Reuters ha raccolto testimonianze provenienti in particolare da aree socialmente fragili come Saint-Denis, dove studenti e insegnanti denunciano classi sovraffollate, carenze di personale e problemi strutturali negli edifici, comprese condizioni climatiche difficili nelle aule.
La mobilitazione si è inoltre allargata agli atenei. Secondo l’Union étudiante, giovedì una trentina di campus risultavano coinvolti, fra cui quelli di Parigi, Strasburgo, Marsiglia, Lione-II, Reims, Poitiers e Nanterre.
L’estensione degli incidenti ha spinto il primo ministro Sébastien Lecornu a convocare una cellula di crisi interministeriale.
Al termine dell’incontro, fonti vicine al premier hanno riferito che i servizi di intelligence avrebbero individuato nell’iniziativa politica di La France Insoumise (LFI) e di ambienti dell’estrema sinistra un fattore all’origine della mobilitazione. Si tratta di una valutazione riferita dal governo, non di un fatto accertato in modo indipendente. Reuters ha riportato che nel resoconto della riunione si parlava di un’operazione organizzata da LFI e da soggetti a essa collegati.
LFI ha respinto nettamente l’accusa. Il deputato Louis Boyard ha dichiarato che il movimento ha sempre sostenuto manifestazioni non violente e ha accusato invece il governo di avere alimentato lo scontro attraverso la repressione e la trasformazione della protesta in una battaglia politica.
Anche il coordinatore del partito, Manuel Bompard, ha contestato la ricostruzione governativa, sostenendo che la protesta nasca dall’esasperazione degli studenti per le condizioni delle scuole e invitando l’esecutivo a non ricondurre automaticamente la mobilitazione a una regia politica.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha invece riferito che, in alcune zone, gruppi intenzionati a provocare incidenti si sarebbero spostati da una scuola all’altra per alimentare disordini.
Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray tenta intanto di aprire un canale di dialogo. Per venerdì 2 ottobre è previsto un incontro con rappresentanti dei sindacati del personale scolastico, associazioni dei genitori e organizzazioni degli studenti liceali.
Il ministro ha inoltre chiesto che negli istituti dove blocchi o danneggiamenti impediscano di accogliere gli studenti in condizioni di sicurezza le lezioni possano proseguire a distanza, con decisioni assunte caso per caso dai dirigenti insieme alle autorità accademiche.
Geffray ha definito gli episodi di violenza particolarmente gravi, ribadendo che la priorità del governo è garantire contemporaneamente la sicurezza di studenti e personale e la continuità dell’insegnamento.
Prima dell’ultima giornata di scontri, il ministero aveva già contato 119 feriti nell’ambito dell’istruzione, tra studenti e personale, 34 dei quali dipendenti delle scuole. Mercoledì il ministro aveva definito il livello di violenza registrato “inedito” per l’Éducation nationale.
Alcuni studenti hanno denunciato un ricorso eccessivo a lacrimogeni e armi a proiettili di gomma durante gli interventi della polizia. Reuters riferisce delle accuse rivolte alle forze dell’ordine, mentre il governo sostiene che gli interventi siano necessari per distinguere le proteste pacifiche dagli episodi di violenza.
A Saint-Denis e in altre località sono state organizzate manifestazioni anche contro le modalità degli interventi della polizia. Un cartello fotografato durante la protesta chiedeva se fosse possibile esprimersi senza essere colpiti dai lacrimogeni.
Parallelamente, le autorità hanno deciso di rafforzare i dispositivi di sicurezza. Il ministero dell’Interno ha attivato procedure di coordinamento straordinario tra polizia e gendarmeria in 48 dipartimenti, consentendo lo spostamento delle unità nei territori dove si registrano le situazioni più critiche.
La protesta esplode in una fase politicamente ed economicamente complessa per la Francia, a circa sette mesi dalle elezioni presidenziali del 2027.
Nella stessa giornata in cui la mobilitazione studentesca ha raggiunto il suo livello più alto, il governo Lecornu ha presentato una manovra per il 2027 caratterizzata da un consistente programma di risparmi, con l’obiettivo di ridurre il deficit pubblico. Secondo Reuters, il piano prevede circa 54 miliardi di euro di interventi sul bilancio, mentre il deficit dovrebbe passare dal 5,4% del Pil previsto per il 2026 al 5% nel 2027.
Il confronto sulla scuola si inserisce quindi in una protesta sociale più ampia: nei giorni precedenti anche lavoratori del settore pubblico, insegnanti e vigili del fuoco avevano manifestato contro alcune delle misure previste dal governo.
L’esecutivo si trova ora davanti a un doppio problema: riportare sotto controllo gli episodi di violenza e, allo stesso tempo, rispondere alle rivendicazioni che hanno dato origine alla protesta.
La riunione tra il ministro Geffray e le organizzazioni di studenti, genitori e personale scolastico rappresenterà il primo tentativo concreto di allentare la tensione. Ma dopo una giornata con quasi duemila fermi, centinaia di feriti tra le forze dell’ordine e incendi in diversi istituti, la crisi dei licei è ormai diventata una questione nazionale, destinata a pesare sul confronto politico francese dei prossimi mesi.









