Garante per la Privacy, Guido Scorza ha consegnato le sue dimissioni ed ha affermato in un video sui social: “Ho consegnato le mie dimissioni irrevocabili nelle mani del presidente, Pasquale Stanzione. È la scelta più dolorosa della mia vita, ma è necessaria. Non ho responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse”, ma l’Autorità ha bisogno di “autorevolezza non solo effettiva, ma anche percepita”. Le indagini vertono sulle presunte “spese pazze” del board del Garante ed episodi di corruzione legati a sanzioni opache comminate degli ultimi due anni. “Lascio un incarico che avevo sempre sognato, da quanto trent’anni fa incontrai per la prima volta Stefano Rodotà – ha aggiunto Scorza nel video – E lo lascio proprio per rispetto di quel sogno. Considero giuste, utili e democraticamente preziose sia l’inchiesta giornalistica che quella giudiziaria che hanno interessato il Garante e ne resto convinto. E, però non credo che in un sistema democratico sano, solido e maturo delle legittime inchieste giornalistiche e giudiziarie debbano poter compromettere fino a questo punto, prima che qualsivoglia specifica responsabilità sia accertata, il buon funzionamento di un’Autorità indipendente chiamata a promuovere e proteggere un diritto fondamentale, pietra angolare della nostra democrazia. E la responsabilità non credo sia né dei giornalisti che fanno le inchieste, né tantomeno dei giudici che fanno il loro lavoro, ma è nostra, delle persone, dell’opinione pubblica, della società, di una parte dei media – non quelli che fanno le inchieste ma quelli che le raccontano in maniera acritica e sensazionalistica a caccia di lettori e visualizzazioni -, degli algoritmi dei social network che amplificano i messaggi più radicali e sacrificano l’audience di quelli più pacati e ponderati e, di una parte della politica, quella con la ‘p’ minuscola, più a caccia di facile visibilità e consenso che di riflessioni e idee per migliorare la vita delle persone e le condizioni del Paese”.










