L’avvocata Giada Bocellari anticipa l’esistenza di materiale ancora non reso pubblico. Intanto resta aperto il confronto sui test genetici effettuati nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Chiusa la nuova inchiesta su Andrea Sempio, mentre il filone sulla presunta corruzione torna a Pavia dopo l’archiviazione dell’ex pm Venditti
PAVIA – A oltre diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, il caso giudiziario continua a produrre nuovi sviluppi. Al centro dell’attenzione ci sono ora, da una parte, la nuova indagine della Procura di Pavia su Andrea Sempio e, dall’altra, il lavoro della difesa di Alberto Stasi in vista di una possibile richiesta di revisione della condanna definitiva a 16 anni.
A riaccendere l’attenzione è stata l’avvocata Giada Bocellari, che assiste Stasi insieme ad Antonio De Rensis. Intervenendo a Omnibus su La7, la legale ha rivelato che la difesa dispone di altri elementi oltre a quelli già emersi nelle ultime settimane e che uno di questi, a suo giudizio, sarà destinato a fare «particolare scalpore». Ha precisato inoltre che non riguarda direttamente le indagini svolte nel 2007 e che non sarebbe una prova documentale.
Bocellari non ne ha però chiarito la natura. Di conseguenza, allo stato attuale non è possibile stabilire se si tratti di una nuova testimonianza, di un accertamento tecnico o di un elemento di altra natura. Qualsiasi interpretazione ulteriore resta quindi un’ipotesi.
Uno dei capitoli più delicati emersi dalle nuove indagini riguarda gli accertamenti genetici svolti nel settembre 2007 sui pedali di una bicicletta sequestrata ad Alberto Stasi.
Secondo gli atti resi noti con la recente chiusura delle indagini della Procura di Pavia, il 19 settembre 2007 alcuni accertamenti avevano portato all’attribuzione a Chiara Poggi di un profilo genetico rinvenuto sul pedale. Il giorno successivo furono però effettuate altre due corse elettroforetiche che diedero risultato negativo. Di queste ultime, secondo quanto ricostruito dai pm pavesi, non sarebbe rimasta traccia negli atti del successivo processo a carico di Stasi.
La vicenda necessita tuttavia di una precisazione tecnica importante. I consulenti della Procura Andrea Grignani e Carlo Previderè hanno definito il risultato positivo del 19 settembre un dato scientificamente solido, ma hanno contemporaneamente rilevato che la presenza dei successivi risultati negativi avrebbe suggerito, già allora, ulteriori approfondimenti.
È dunque improprio parlare semplicemente di una prova che oggi sarebbe stata definitivamente “smentita”: ciò che emerge dagli atti è piuttosto una discordanza tra gli accertamenti, sulla quale nel 2007 non risulta sia stato svolto l’approfondimento che i consulenti della nuova indagine ritengono sarebbe stato opportuno eseguire.
Sulla vicenda è esploso anche un duro confronto tra consulenti.
Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, ha sostenuto nel corso di Quarto Grado che nel settembre del 2007 gli esperti della difesa Stasi sarebbero stati informati dell’esistenza delle due analisi negative.
I due ex consulenti della difesa, Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri, hanno replicato definendo questa ricostruzione «assolutamente falsa». Sostengono di non aver mai avuto conoscenza né visiva né documentale di quelle analisi negative, né nel settembre 2007 né successivamente durante il processo. Hanno annunciato iniziative legali e l’intenzione di chiedere alla Procura di Pavia di essere ascoltati come persone informate sui fatti.
A sostegno della loro ricostruzione, Avato e Fabbri richiamano anche quanto affermato dall’allora difensore di Stasi, il professor Angelo Giarda, durante l’udienza di convalida del 27 settembre 2007: secondo quanto riportato dai due consulenti, la difesa disponeva in quel momento soltanto del profilo genetico di confronto di Chiara e della corsa positiva del pedale effettuata il 19 settembre.
Il contrasto dovrà quindi essere chiarito attraverso gli atti e le eventuali nuove audizioni.
Parallelamente procede il filone giudiziario su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi e già indagato in passato.
La Procura di Pavia ha notificato alla fine di settembre un nuovo avviso di conclusione delle indagini nei suoi confronti, dopo avere effettuato accertamenti integrativi successivi a una prima chiusura. Sempio è accusato dalla Procura di omicidio aggravato; la chiusura delle indagini consente ora alla difesa di accedere integralmente agli atti e precede le determinazioni dei pm sull’eventuale richiesta di processo.
Tra gli elementi valorizzati dalla Procura figura anche la cosiddetta “impronta 33”, una traccia di calzatura rinvenuta sulla scena del delitto. Secondo una consulenza inserita negli atti, le dimensioni di una scarpa Frau numero 42 sarebbero compatibili con quelle del piede di Sempio.
L’avvocato Liborio Cataliotti, che assiste Sempio, ha infatti sostenuto che le consulenze difensive escluderebbero una compatibilità sufficientemente significativa tra il piede del suo assistito e le impronte repertate. La difesa contesta inoltre la possibilità di attribuire con certezza quella traccia a un determinato momento del delitto e respinge complessivamente la ricostruzione accusatoria.
La nuova indagine ha riportato sotto esame numerosi elementi già discussi negli anni passati.
La Procura ha rivalutato i profili genetici rinvenuti sotto le unghie di Chiara, le impronte presenti nella villetta, la compatibilità delle calzature, le telefonate effettuate nei giorni precedenti al delitto e la collocazione temporale dell’aggressione. Sono elementi che l’accusa considera nel loro insieme, mentre i difensori di Sempio contestano interpretazione e valore probatorio delle singole risultanze.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla durata dell’aggressione. Secondo una nuova valutazione medico-legale richiamata dagli investigatori, l’intervallo tra le prime lesioni e la morte di Chiara potrebbe essere stato più lungo rispetto ad alcune ricostruzioni precedenti. Anche questa conclusione dovrà però essere eventualmente sottoposta al vaglio giudiziario e al contraddittorio tra le parti.
Il gruppo di consulenti che lavora con i legali di Stasi sta analizzando inoltre le intercettazioni effettuate durante l’indagine del 2017 su Sempio.
Alcuni passaggi, riproposti recentemente anche in televisione, riguarderebbero riferimenti a materiale privato di Chiara. La difesa di Sempio contesta però che quelle conversazioni abbiano valore confessorio o dimostrino una conoscenza di fatti non già circolati pubblicamente all’epoca.
Anche su questo terreno, quindi, esistono interpretazioni diametralmente opposte che solo un eventuale processo potrebbe sottoporre a un pieno contraddittorio.
Un altro sviluppo riguarda l’inchiesta nata dall’ipotesi di una presunta corruzione collegata all’archiviazione di Andrea Sempio nel 2017.
La posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti è stata archiviata il 17 settembre dal gip di Brescia, che ha accolto la richiesta formulata dalla stessa Procura. Secondo quanto riferito da fonti giudiziarie, gli accertamenti non hanno trovato elementi sufficienti per sostenere che Venditti avesse ricevuto denaro per favorire Sempio.
Questo passaggio modifica significativamente la ricostruzione originaria: Venditti non è più indagato per quella presunta corruzione.
Il filone investigativo non è stato però interamente chiuso. Gli atti relativi ad altre possibili responsabilità sono stati trasmessi alla Procura di Pavia, competente una volta venuto meno il coinvolgimento di un magistrato appartenente al distretto pavese. Giuseppe Sempio, padre di Andrea, risultava ancora coinvolto nell’ipotesi investigativa sulla provenienza e destinazione di alcune somme di denaro.
Già a giugno un’informativa di carabinieri e Guardia di Finanza aveva evidenziato l’assenza di elementi a carico di Venditti, indirizzando invece gli approfondimenti verso altri soggetti e sui rapporti economici emersi dalle indagini.
Ogni eventuale responsabilità resta naturalmente da accertare.
Gli sviluppi delle indagini pavesi alimentano parallelamente il lavoro degli avvocati di Alberto Stasi.
Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi. Quella sentenza resta pienamente valida: la riapertura delle indagini nei confronti di un’altra persona non determina automaticamente né la cancellazione né la revisione della condanna.
Per ottenere un nuovo processo, la difesa dovrà presentare alla competente Corte d’Appello una richiesta di revisione fondata sui presupposti previsti dal codice di procedura penale, dimostrando che i nuovi elementi possano incidere in maniera significativa sulla ricostruzione che portò alla condanna.
È precisamente in questa prospettiva che si inseriscono gli approfondimenti annunciati da Bocellari e De Rensis.
La Procura di Pavia, dal canto suo, ha fatto sapere che la nuova inchiesta su Sempio non comporta automaticamente una propria richiesta di revisione della sentenza Stasi. I due percorsi giudiziari devono quindi essere tenuti distinti.
Nel pieno della nuova ondata di attenzione sul caso, domenica 4 ottobre anche Rita e Giuseppe Poggi, genitori di Chiara, torneranno pubblicamente a parlare.
Mediaset ha confermato la loro presenza a Verissimo, dove saranno intervistati da Silvia Toffanin dopo la nuova chiusura dell’inchiesta su Sempio. L’emittente ha annunciato che il racconto sarà dedicato anche alla memoria della figlia, dopo mesi nei quali la famiglia aveva mantenuto un profilo particolarmente riservato.
Il caso Garlasco si trova così davanti a più percorsi contemporanei.
La sentenza definitiva contro Alberto Stasi resta in vigore; i suoi avvocati stanno preparando gli elementi con cui valutare una revisione. Andrea Sempio è invece destinatario di una nuova contestazione della Procura di Pavia, ma non è stato condannato e contesta integralmente l’accusa. Sullo sfondo proseguono gli approfondimenti sulle vecchie analisi scientifiche e sul filone derivato dall’inchiesta originariamente aperta a Brescia.
La quantità di consulenze, dichiarazioni e ricostruzioni pubblicate nelle ultime settimane rende ancora più importante distinguere ciò che compare negli atti giudiziari dalle interpretazioni delle diverse parti.
Il prossimo passaggio sarà capire se la Procura di Pavia chiederà formalmente il processo per Sempio e, separatamente, quali nuovi elementi la difesa Stasi presenterà per sostenere una richiesta di revisione.
Solo allora sarà possibile valutare il loro reale peso processuale. Fino a quel momento, il caso resta aperto su più fronti, ma le nuove indagini non modificano da sole né la sentenza definitiva pronunciata contro Stasi né la presunzione di innocenza di Sempio.










