Accordo al fotofinish dopo quasi dodici ore di tensioni, attacchi incrociati, musi lunghi. Alla fine l’Ue riesce a raggiungere un accordo sul dossier energia. Per il partito del price cap e del nuovo Sure sull’energia, l’intesa registra dei passi avanti. E l’effetto dell’intesa si fa sentire: prosegue la discesa del gas che scivola sotto i 120 euro al megawattora dopo l’accordo nell’Ue che prevede di andare avanti sul price cap. I Ttf ad Amsterdam cedono il 6% a 119,5 euro al megawattora. Prezzo però è ancora lontano dai minimi di 107 euro segnati mercoledì scorso. L’accordo mette nero su bianco “l’urgenza delle decisioni concrete” da prendere sul gas con una serie di misure che includono la piattaforma di acquisti comuni e un nuovo benchmark complementare al Ttf.

Le misure, nel concreto, non cambiano: si va dalla piattaforma aggregata per il gas – volontaria ma obbligatoria per una quota del 15% del volume totale degli stoccaggi in Europa – all’incentivazione delle rinnovabili fino a un price cap al gas nella formazione dell’elettricità. E, sull’applicazione del modello iberico – caldeggiata dalla Francia ma non dalla Germania – che si potrebbe aprire la strada ad un nuovo Sure sull’energia. Nelle conclusioni si domanda alla Commissione di fare “un’analisi dei costi e benefici sulla misura” che, per compensare il differenziale tra prezzo amministrato e prezzo di mercato, comporterebbe un peso eccessivo sui conti pubblici di diversi Paesi membri. Ma l’altra novità che fa sorridere il premier italiano è proprio l’apertura – ancora molto cauta – che emerge su un possibile nuovo debito comune. Tra le misure, infatti, figura “la mobilitazioni di rilevanti strumenti a livello nazionale e Ue” con l’obiettivo di “preservare la competitività globale dell’Europa e per mantenere il level playing field e l’integrità del mercato unico”. Una frase che, secondo Palazzo Chigi, dimostra che le proposte italiane siano state accolte.