Con la pubblicazione del Pitesai, il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, si compie un primo passo verso quell’incremento della produzione del gas italiano a cui il governo sta guardando come una delle armi per contrastare il caro energia.

Il Mite indica come il piano sia stato “fortemente voluto dal ministro della Transizione Ecologica Cingolani per sanare il ritardo della sua pubblicazione”, anche se l’idea non piace affatto al mondo ambientalista, che è sceso in piazza in 44 città con manifestazioni “no gas”. Nel 2021 l’Italia ha prodotto circa 3,2 miliardi di metri cubi di gas e ne ha usati poco più di 72. La ripresa delle estrazioni potrebbe portare ad un raddoppio della produzione italiana, arrivando così ad un 10% circa del fabbisogno nazionale. Il Piano è una sorta di piano regolatore, che indica dove sarà consentita l’estrazione di idrocarburi con l’intento di razionalizzare e concentrare le attività di estrazione su poche concessioni attive. La soluzione non convince però per niente il fronte ambientalista: “Pretendiamo che il governo faccia la sua parte nel contrastare la crisi climatica, definendo immediatamente un piano di uscita dal gas fossile e che gli investimenti previsti in questo settore, comprensivi di Capacity Market  e che ci costeranno almeno 30 miliardi di euro, vengano direzionati sull’unica vera soluzione: le fonti rinnovabili”- dicono  gli organizzatori della protesta.