La paura è tornata in Giappone meno di un anno dopo l’attentato contro l’ex premier Shinzo Abe, avvenuto durante un comizio elettorale. Questa volta, la dinamica si è ripetuta nella città di Wakayama, nel sud ovest dell’arcipelago, dove il primo ministro giapponese Fumio Kishida si trovava vicino al porto di Saikazaki per dare supporto al candidato del partito Liberal-democratico in vista delle imminenti elezioni distrettuali. Un uomo ha lanciato un ordigno esplosivo simile a una bomba carta in direzione del premier, prima di essere arrestato e bloccato dalle forze dell’ordine. L’esplosione non ha causato feriti tra la folla e lo stesso Kishida è rimasto illeso.

Il Giappone ha il più basso tasso di criminalità tra i paesi sviluppati e l’uso di armi è altamente circoscritto, tuttavia, la presenza di atti criminali individuali richiama a una maggiore cautela delle autorità. Si indaga ora sul gesto di uno squilibrato e sull’adeguatezza delle misure di sicurezza che regolano eventi di tale portata.

L’assassinio dello scorso luglio di Abe, il primo ministro giapponese più longevo dal dopoguerra, venne eseguito da una persona che riuscì ad avvicinarsi liberamente al premier durante un raduno elettorale nella città di Nara, prima di esplodere due colpi da distanza ravvicinata con una pistola artigianale.

Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso la sua solidarietà al premier Kishida, vittima di un atto intimidatorio durante un comizio, e ha ringraziato le autorità giapponesi per la loro accoglienza in occasione del suo arrivo a Tokyo per il G7 Esteri.