I giovani sono sempre un argomento caldo, soprattutto in contesti come quello italiano, sempre più vecchio e che conta meno giovani anno dopo anno. Il Belpaese ha perso in vent’anni circa tre milioni di giovani per motivi vari, con uno svuotamento che ha riguardato proprio il Sud e che dalla metà degli anni ’10 ha cominciato a coinvolgere anche il Nord. Un’emergenza silenziosa di cui sempre meno si parla ma con cui fare i conti. Ed i conti vanno fatti anche con quei pochi che in Italia restano.

Su quei pochi giovani che in Italia provano a suonare la riscossa si parla sempre meno. E ci si chiede sempre di meno quale sia il loro mondo. Va in questa direzione la ricerca di Nomisma, che indaga le abitudini di spesa, conoscenza e consapevolezza finanziaria dei giovani della Gen Z, quelli che cioè vanno da un range d’età tra i 18 ed i 25 anni. Cosa ne sanno, ad esempio, i giovani su prestiti, tassi di interesse, carte e mutui? Come gestiscono il denaro tra inflazione e forte instabilità economica mondiale?

Emerge un quadro inquietante. Perché in questa fascia di età l’unico continuum è quello di avere entrate limitate e spese elevate, con grosse mancanze in materia di economia e finanza. Una generazione senza riferimenti, a cominciare dalle mura di casa. Ad ottobre è stata presentata la ricerca all’interno delle iniziative legate all’educazione finanziaria. C’è da lavorare e non poco: otto giovani su dieci negli ultimi dieci mesi hanno fatto registrare difficoltà di gestione autonoma del denaro: questi giovani hanno un’entrata media di 840 euro, ma non dispongono di stipendio fisso.

Sul campione analizzato, il 57% ha una regolare attività lavorativa ma per il 37% si parla di regali ricevuti, paghette erogate all’occorrenza e comunque saltuarie. Quasi la metà dei redditi sono occasionali e il 12% degli intervistati deve una percentuale di guadagno anche da vincite di giochi e scommesse o lotterie. È la storia di una generazione che non ha denaro garantito, che soffre la mancanza di un lavoro stabile, una chimera per il 40% dei ragazzi.

Tutto ciò in conseguenza di un elevato supporto richiesto alla famiglia nella copertura delle spese mensili. Se il 62% del totale lavora, il 72% al contrario non riesce a far fronte alle spese mensili anche per una mala gestione tra risorse disponibili e spese. Un dramma che è anche un dramma sociale.