di WANDA CHERUBINI-

VITERBO- Il giorno tanto atteso è arrivato, un’attesa che si è fatta ancora più sentire per via dei due anni di stop a causa del Covid, un virus che purtroppo ancora circola tra la gente, ma che comunque, rispetto alla prima forma virale, ci ha lasciato un po’ più liberi. La Macchina di Santa Rosa è mancata ai viterbesi, che stasera hanno potuto riammirarla in tutto il suo splendore, quel candido bianco, a cui l’ideatore di “Gloria” , Raffaele Ascenzi, ha voluto far tornare la sua creatura, illuminata da settecento candele a fiamma viva e sostenuta dalla forza di oltre cento uomini, i facchini di Santa Rosa. Una tradizione unica e impareggiabile. Un vero “spettacolo” di fede, che ha avuto nel 2013 il riconoscimento Unesco come bene immateriale dell’umanità. Tanta la gente, come del resto ci si aspettava per via anche del giorno, sabato, che è venuta ad assistere al trasporto della Macchina di Santa Rosa, non solo viterbesi, ma persone provenienti anche da fuori, giunti per capire e vivere questo momento, in cui la città si abbuia, si fa silenzio e si sente solo un cuore che batte all’unisono con quello dei facchini, che hanno portato a casa la nostra Rosina. Uno sforzo ancora più grande quello che stasera è stato loro richiesto, allungando il tragitto di altri 700 metri su via Marconi per permettere a tutti di ammirare la Macchina. Uno sforzo che i facchini per la nostra Santa hanno accettato e affrontato con fede, forza e spirito di sacrificio. C’è stato però un momento di tensione, che ha fatto partire la Macchina in ritardo, non più alle 21 ma alle 21.57. Già nel primo pomeriggio il capofacchino Sandro Rossi aveva esternato di fronte alle autorità presenti al teatro Unione, il suo disappunto per le misure di sicurezza, a suo dire eccessive, che di fatto impedivano a tanti viterbesi di seguire il trasporto con strade con poche persone. Lo stesso capofacchino aveva minacciato di interrompere il trasporto a piazza del Teatro se avesse visto poche persone lungo il percorso. Quando, quindi, Rossi si è reso conto a Corso Italia, che alcuni tratti su via della Sapienza, dove la Macchina fa una fermata, erano vuoti in quanto lì non era stato permesso alle gente di posizionarsi, i facchini si sono fermati in piazza delle Erbe finchè non hanno ottenuto l’ok per permettere alle persone di prendere posto. Poi è ripreso il trasporto, i facchini hanno portato “Gloria” sulle loro spalle in modo impeccabile, con tanta fatica, voglia di fare, dedizione e cuore. La girata a piazza del Teatro è dedicata a Baffino e Massimo, due facchini che non ci sono più. Poi il tratto aggiuntivo su via Marconi con tanta gente accorsa anche al Sacrario per assistere al passaggio di Gloria. Il dislivello di cinque metri viene affrontato al ritorno con il supporto delle corde. Sosta tecnica quindi di fronte alla Banca d’Italia per permettere ai facchini di riprendersi un po’ dalla fatica. Poi “Gloria” ha ripreso il suo incedere sicuro e leggero fino all’ultimo tratto, quello più emozionante, la salita di Santa Rosa. I facchini portano la Macchina sul sagrato e la girano, sono stremati, ma il capo facchino chiede loro un ultimo sforzo, un altro “Sollevati e fermi”, con la Macchina che si solleva di nuovo per ricordare i facchini scomparsi e tutte le vittime del covid e della guerra. Un trasporto impeccabile, dopo due anni di fermo con una conclusione a sorpresa altrettanto straordinaria. Viva i facchini di Santa Rosa, viva la nostra Rosina!