Google ha chiuso un contenzioso con il Fisco italiano, versando quasi 326 milioni di euro e mettendo fine a un’indagine aperta a metà del 2023. A seguito del pagamento e dell’esclusione di un’ipotesi di evasione fiscale, la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione del caso sul fronte penale.

L’inchiesta riguardava Google Ireland Limited, accusata di aver omesso il pagamento delle imposte sui redditi prodotti in Italia tra il 2015 e il 2020. Secondo la Guardia di Finanza, la società avrebbe sfruttato una stabile organizzazione occulta costituita da server e infrastrutture tecnologiche presenti in Italia, eludendo il versamento delle tasse sulle vendite pubblicitarie e sulle royalties per l’uso della tecnologia Google.

Un caso di elusione, non di evasione
Dopo gli accertamenti, i pm hanno stabilito che la condotta di Google non ha violato alcuna norma tributaria, ma ha sfruttato un meccanismo di elusione fiscale, noto come “abuso del diritto”. Data la complessità del caso e l’incertezza interpretativa delle norme, la Procura ha ritenuto impossibile formulare una condanna per reato fiscale.

Sul fronte tributario, Google ha accettato il pagamento il 14 novembre 2023, pur dissentendo tecnicamente dalle conclusioni dell’Agenzia delle Entrate. L’importo comprende oltre 265 milioni per omesse ritenute su royalties e 60 milioni per Ires e Irap.

L’indagine su Google è solo una delle numerose inchieste della Procura di Milano contro le big tech per questioni fiscali. Già nel 2017, Google aveva pagato 306 milioni di euro per sanare situazioni pregresse, mentre Netflix ha chiuso una controversia simile nel 2022, versando 55 milioni di euro e aprendo una sede operativa in Italia.

Il cosiddetto “modello Milano”, basato su una sinergia tra verifiche fiscali, accertamenti tributari e indagini penali, ha permesso negli ultimi tre anni di recuperare circa 2 miliardi di euro a beneficio dello Stato.