di STEFANIA PASCUCCI-
Cosa è cambiato dal programma elettorale di Fratelli d’Italia del 2022? Il centrodestra prometteva una rivoluzione nei rapporti tra Stato e contribuenti. Si parlava di “tregua fiscale”, “interlocuzione preventiva” e “nuovo patto con il contribuente”. Nulla di quanto promesso è stato attuato. Anzi. Lo Stato oggi dispone di una capacità di controllo fiscale e finanziario mai vista prima. È questo il nuovo patto promesso agli italiani?
Nel settembre 2022 il centrodestra vinse le elezioni promettendo una svolta fiscale. Nel programma di Fratelli d’Italia si parlava apertamente di “nuovo patto fiscale”, di “fisco equo e non vessatorio”, di tregua fiscale, di rateizzazioni lunghe e di un rapporto più equilibrato tra cittadino e Stato.
PIGNORAMENTO CREDITI PA A quasi quattro anni da quelle promesse, molti imprenditori si chiedono cosa sia realmente cambiato. Nell’ultimo documento di Bilancio di maggio scorso è stata introdotta una norma che permette alla Agenzia fiscale della Riscossione la possibilità di pignorare le fatture della Pubblica Amministrazione grazie anche al Sistema dei pagamenti interscambio elettronico.
PROGRAMMA ELETTORALE DIMENTICATO Nel documento elettorale si parlava di reciproca fiducia, di riequilibrio dei rapporti tra Fisco e contribuenti e perfino di una revisione del sistema della riscossione. Oggi, però, una parte del mondo produttivo osserva con preoccupazione le norme che rafforzano gli strumenti di recupero dei crediti fiscali, compresi quelli che coinvolgono le somme dovute dalla Pubblica Amministrazione alle imprese fornitrici di servizi.
LO STATO CONOSCE TUTTI I PAGAMENTI I fatti sono questi: lo Stato oggi dispone di una capacità di controllo fiscale e finanziario mai vista prima. Le fatture elettroniche transitano attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) controllate con un accesso privilegiato dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Idem per i pagamenti elettronici. Anche i conti correnti del cittadino sono ormai entrati nel mirino dell’Anagrafe dei rapporti Finanziari. Le stesse banche sono “costrette” a trasmettere i dati di ogni cliente all’amministrazione fiscale. E la Pubblica Amministrazione conosce in tempo reale gran parte delle transazioni economiche dei contribuenti.
CHE FINE HA FATTO IL NUOVO PATTO FISCALE? Dall’altra parte, il programma elettorale di Fratelli d’Italia del 2022 prometteva debito tributario nei confronti dell’Erario. È proprio qui che nasce la critica politica: se il programma parlava di “tregua fiscale”, esplicitamente un “nuovo patto fiscale”, fondato sulla “reciproca fiducia” e sul “riequilibrio dei rapporti tra cittadini e Stato”, oltre a garantire un “fisco equo e non vessatorio”. Siamo, invece, passati – come si dice – dalla padella alla brace. Se il cittadino è ormai completamente trasparente allo Stato, non dovrebbe essere anche lo Stato più garantista nei confronti del cittadino? Perché molti imprenditori sostengono che il rapporto sia diventato squilibrato: da una parte controlli sempre più sofisticati, dall’altra strumenti di riscossione che possono colpire rapidamente liquidità e crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione.
L’ERARIO PERSEGUITA VITTIME DI TRUFFE Sul tema delle vittime di consulenti infedeli, la questione è ancora più delicata. Un imprenditore può denunciare un commercialista per appropriazione indebita, omessi versamenti o false dichiarazioni, ma ciò non elimina automaticamente il “interlocuzione preventiva” e “nuovo patto con il contribuente”, molti si aspettavano una maggiore attenzione verso chi dimostra di essere stato danneggiato da comportamenti illeciti di professionisti incaricati della gestione fiscale.
IL FISCO AMICO NON ESISTE Il punto più contestato riguarda il meccanismo che consente all’Agenzia delle Entrate-Riscossione di intercettare crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione. Per molte piccole e medie imprese il problema non è soltanto il debito tributario, ma il fatto che il pignoramento possa colpire somme attese da mesi per lavori e servizi già eseguiti. L’imprenditore si trova così in una situazione paradossale: da una parte sostiene i costi del personale, dei fornitori e delle attività produttive; dall’altra attende il pagamento della Pubblica Amministrazione che, una volta arrivato, rischia di essere assorbito immediatamente dalla riscossione. Il tema diventa ancora più delicato nei casi in cui il debito fiscale sia collegato a errori professionali, contenziosi aperti o presunte irregolarità attribuite a consulenti e commercialisti. In queste situazioni molte aziende lamentano la mancanza di una reale distinzione tra chi ha deliberatamente evaso e chi invece sta cercando di regolarizzare la propria posizione.
FDI E LE PROMESSE AGLI ITALIANI La domanda che arriva dal tessuto produttivo è semplice: dov’è finito quel “patto fiscale” promesso nel 2022? Dov’è la riforma organica della riscossione che avrebbe dovuto riportare il contribuente al centro del sistema? Nel 2022 Fratelli d’Italia era il partito che denunciava un Fisco percepito come ostile e prometteva un nuovo equilibrio tra Stato e contribuenti. Nel 2026 molti piccoli imprenditori si domandano se quel progetto sia stato accantonato. Lo Stato sa tutto: conosce le fatture, i bonifici, i conti correnti, i pagamenti elettronici, i crediti verso la Pubblica Amministrazione. Ma quando un contribuente dimostra di essere stato vittima di un professionista infedele, il sistema appare spesso meno disposto ad ascoltare le sue ragioni di quanto sia efficiente nel recuperare il credito fiscale. È questo il nuovo patto fiscale promesso agli italiani?
IL DIRITTO DELLO STATO DI RISCUOTERE Nessuno mette in discussione il diritto dello Stato a riscuotere le imposte dovute. Tuttavia il dibattito politico si concentra sempre più sull’equilibrio tra l’esigenza di recuperare gettito e quella di consentire alle imprese di continuare a produrre reddito, occupazione e sviluppo. Perché se un’azienda chiude, il problema non riguarda soltanto l’imprenditore. Riguarda i dipendenti, i collaboratori, i fornitori e, alla fine, lo stesso Stato che perde contribuenti e gettito futuro. Forse è arrivato il momento di riaprire quella discussione annunciata nel 2022: non per cancellare i debiti fiscali, ma per costruire un sistema che distingua gli evasori da chi, pur tra mille difficoltà, continua ogni giorno a tenere aperta un’impresa italiana.









