La crisi in Medio Oriente si intensifica e si sposta sul fronte energetico. Un raid israeliano ha colpito il maxi giacimento di gas iraniano di South Pars, tra i più grandi al mondo e fondamentale per l’economia di Teheran. L’attacco ha provocato la dura reazione delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, che hanno minacciato ritorsioni contro impianti petroliferi e del gas in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, facendo temere conseguenze pesanti sulle forniture globali di energia.
Secondo fonti internazionali, l’operazione sarebbe stata coordinata con gli Stati Uniti e ha aumentato immediatamente la tensione nei mercati: i prezzi di petrolio e gas sono saliti, mentre le borse hanno registrato cali per il timore di una crisi energetica su scala mondiale. Doha e Abu Dhabi hanno condannato l’attacco al giacimento, considerato strategico per l’intera regione del Golfo.
Nel frattempo l’escalation militare prosegue anche sul piano politico e militare. In un raid aereo su Teheran è stato ucciso il ministro dell’intelligence iraniano, mentre la Guida suprema Ali Khamenei ha promesso vendetta per l’uccisione di alti funzionari della Repubblica islamica, tra cui Ali Larijani, figura di primo piano del sistema di sicurezza iraniano.
La tensione si è estesa anche al Qatar, dove un attacco missilistico iraniano ha colpito l’area industriale di Ras Laffan, uno dei principali centri mondiali per la produzione di gas naturale liquefatto. L’incendio causato dall’esplosione ha costretto alla sospensione della produzione, mettendo a rischio una quota significativa delle forniture globali di GNL. Le autorità locali hanno evacuato gli impianti e avviato le operazioni di emergenza, mentre gli esperti temono ripercussioni durature sul mercato energetico internazionale.
Le Guardie Rivoluzionarie hanno inoltre lanciato avvisi di evacuazione per gli impianti petrolchimici nei Paesi del Golfo, segnalando la possibilità di nuovi attacchi contro infrastrutture strategiche. Intanto il conflitto continua anche su altri fronti: in Libano i raid israeliani hanno provocato centinaia di vittime dall’inizio delle ostilità con Hezbollah, mentre la Turchia ha rafforzato le difese aeree nel sud del Paese schierando nuovi sistemi missilistici Patriot.
La comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione all’evolversi della situazione, temendo che il coinvolgimento diretto delle infrastrutture energetiche possa trasformare il conflitto in una crisi globale, con effetti immediati su economia, prezzi e sicurezza internazionale.










