La US Court of International Trade ha stabilito che alcuni dei dazi imposti da Donald Trump sono illegali, dando un duro colpo alla strategia commerciale dell’ex presidente. La sentenza, firmata all’unanimità da tre giudici di diversa estrazione politica, annulla le tariffe introdotte sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act, una legge del 1977 mai applicata prima a questioni tariffarie. Tuttavia, la decisione è stata sospesa temporaneamente dalla Corte d’appello, in attesa di una valutazione più approfondita.
L’amministrazione Trump aveva giustificato l’adozione dei dazi come risposta a emergenze nazionali legate all’immigrazione e alla crisi del fentanyl, colpendo in particolare Canada, Messico e Cina. Le tariffe restano in vigore per ora solo quelle introdotte con la Section 232 del Trade Act, che consente misure a tutela della sicurezza nazionale.
La Casa Bianca ha reagito duramente, denunciando un presunto “golpe giudiziario” da parte di “giudici attivisti” e promettendo di utilizzare ogni strumento legale possibile, incluso il ricorso alla Corte Suprema. Alcuni consiglieri di Trump, come Kevin Hasset e Peter Navarro, hanno cercato di minimizzare l’impatto della decisione, affermando che l’amministrazione ha alternative legali ancora disponibili, tra cui riadattare le tariffe nell’ambito della Section 232.
Nel frattempo, i partner commerciali degli Stati Uniti osservano con attenzione. La Cina ha chiesto la rimozione di tutti i dazi unilaterali, mentre l’Unione Europea si muove con cautela. I mercati finanziari restano in allerta, preoccupati per l’instabilità e le possibili ripercussioni sull’economia globale.
La battaglia legale è solo all’inizio, ma già si profila come un punto critico per uno dei pilastri della politica economica trumpiana. E mentre Trump continua a definirsi il “Tariff Man”, le sue armi commerciali potrebbero presto essere disinnescate dalla giustizia.










