ROMA – “È un compito squisitamente ordinistico quello di preoccuparsi della qualità e della dignità del lavoro e della professione dei medici. Cosa c’è di più deontologicamente scorretto che gravare i medici con centinaia di compiti prettamente burocratici? Cosa c’è di meno idoneo alla loro professione?” Pone questo interrogativo Cristina Patrizi, segretario dell’Omceo Roma.
“Quando parlo di medici- precisa- mi riferisco a qualunque tipologia essi appartengano, ovviamente a quelli che hanno un rapporto diretto con il Servizio sanitario nazionale, sia esso di convenzione, quindi medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, che i medici dipendenti”.
“I medici devono fare i medici- continua Patrizi- ovvero prendersi cura dei pazienti, visitarli, ascoltarli. Tutto ciò è reso difficilissimo, quasi fosse un percorso a ostacoli, artatamente messo lì di proposito. I medici risultano dunque ostacolati nel proprio lavoro”.
“Tutto il tempo che viene sottratto alla cura, all diagnosi, alla terapia, alla capacità di trovare diagnosi e terapie corrette- sottolinea Patrizi- viene buttato alle ortiche e questo non è ammissibile. È un vero e proprio guazzabuglio di note e limitazioni prescrittive Aifa. Comprendo perfettamente che queste note abbiano una funzione regolatoria ma chi ha responsabilità di governo deve dichiarare cosa è sostenibile dal SSN e cosa, invece, non lo è”.

“I medici di famiglia- afferma inoltre il segretario dell’Omceo Roma- sono purtroppo ancora quelli che dematerializzano ed effettuano la maggior parte delle prescrizioni in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Sono dunque loro i più esposti a questa vera e propria iattura della burocrazia estrema e che si trovano a dover prescrivere un farmaco che necessita di una consapevolezza, una presa di conoscenza accurata ma purtroppo anche una pedissequa osservazione di pagine e pagine di regole restrittive. Pagine e pagine di schede terapeutiche, piani terapeutici da digitalizzare, più o meno, su sistemi informatici”.
“Quanto tutto questo ci allontana dal paziente- dice ancora l’esponente dell’Ordine- dal mettere le nostre mani e il nostro orecchio per auscultare i ritmi cardiaci, i toni polmonari o palpare l’addome? Dobbiamo fare questo o guardare solo carta, computer e disposizioni regolatorie? Come rappresentante dell’Omceo Roma mi sento di lanciare un grido di allarme: liberateci dai carichi impropri, semplificate le norme prescrittive”.
Ma come si esce da questa situazione? Secondo Patrizi “è piuttosto complesso, perchè in Italia sembra che si vogliano complicare le cose semplici. Noi riteniamo che sia necessario un Tavolo di concertazione reale e concreto con gli Ordini dei Medici e con chi rappresenta davvero tutti i medici che lavorano negli ambulatori, negli studi medici e negli ospedali. Un Tavolo di concertazione permanente nel quale tutti dobbiamo essere d’accordo sulle disposizioni, che devono essere semplici”.

Patrizi lancia un secondo grido d’allarme, quello sulla reale dematerializzazione delle ricette. “Fino a oggi- ricorda- le norme Covid hanno consentito ai cittadini che dovevano ottenere un farmaco a carico del Ssn, di presentare al farmacista solo il numero della ricetta elettronica, il cosiddetto Nre. Tutto questo potrebbe però cessare il prossimo 31 dicembre e si rischia di tornare alla necessità che il paziente debba comunque esibire in farmacia il promemoria cartaceo, la ricetta cartacea stampata, equivalente a quelle elettronica”.
“Se così fosse- rende noto- ritorneremmo indietro di molto e non daremmo attuazione concreta alla dematerializzazione completa, che era già invece da anni nelle carte del governo e che consente al paziente di recarsi in farmacia e di indicare al farmacista il farmaco che è già presente sulla propria tessera sanitaria e che il farmacista stesso è chiamato poi a erogare”.
“Noi auspichiamo che il governo si faccia carico di questo- spiega Patrizi- per venire incontro alle esigenze dei medici e affinchè il loro lavoro sia conforme alla nostra mission deontologica, che è quella di curare e fare diagnosi e terapia. Tutto ciò che aggrava questo lavoro va contro il nostro dovere deontologico di cura, assistenza e terapia e complica anche il rapporto con il paziente, che poco comprende questa cosa”.
“Questa macchina burocratica e regolatoria, intricata e complicata, aggrava il rapporto tra medico e paziente- conclude il segretario Omceo Roma- e, anzi, favorisce un odioso contenzioso. Siamo molto preoccupati e speriamo che a questo Tavolo di concertazione siano presenti gli Ordini, in rappresentanza della professione pura, quella nobile, alla quale vogliamo tendere. E ci auguriamo che tutte le parti si possano confrontare. Speriamo davvero che le cose vadano bene e che sia per tutti un anno nuovo migliore”.