«Bisogna fare in modo che la giustizia riparta ed è possibile farlo in condizioni di sicurezza». L’Unione delle Camere civili preme per la ripresa, anche per la crisi economica che sta vivendo l’avvocatura, come la gran parte del Paese. «C’è il fermo totale dell’attività ed è ragionevole prevedere che a breve le conseguenze per la situazione economia della classe forense saranno devastanti», dice il presidente dell’Uncc Antonio De Notaristefani. Già evidenti i primi segnali: «gli avvocati italiani sono 240mila e 131mila hanno chiesto di accedere al reddito di ultima istanza», cioè ai 600 euro previsti per chi ha entrate sino a 35 mila euro o sino a 50mila e ha subito una contrazione del 33%. «La crisi colpisce soprattutto i più deboli, e dunque in primo luogo i più giovani. Se studi strutturati dovranno tagliare i costi, i primi purtroppo saranno proprio quelli dei collaboratori». Per questo i civilisti hanno già messo sul tavolo un pacchetto consistente di proposte, a cominciare dall’estensione di provvidenze già riconosciute ad altre categorie ma non agli avvocati: il credito di imposta per il canone di locazione e la sospensione delle rate di mutuo per per studi professionali.