E adesso siamo ufficialmente nei guai. E non abbiamo idea di come uscirne. Il Covid dilaga in tutto il continente, i governi nazionali corrono ai ripari varando misure sempre più stringenti, rigorose, coercitive. La protesta si allarga e diventa violenta, politica. Insomma è il caos. Quanto manca perché l’Italia si allinei, nel bene o nel male? Possibile che nel resto d’Europa i numeri siano così spaventosamente elevati e in Italia il fenomeno sia ancora contenuto? Tutto merito dei vaccini? Siamo sicuri? Adesso ci stanno rovesciando addosso una verità diversa, il vaccino copre solo per sei mesi, i vaccinati si stanno infettando, serve un’altra dose e poi un’altra dose ancora. Potevano spiegarcelo prima? Quando gli operatori sanitari, tutti plurivaccinati, si riammalano in numeri consistenti mettendo in scacco il sistema ospedaliero scattano cento campanelli d’allarme. Che fare?  Come isolare il contagio? Adesso parlano di chiudere e restringere, le vacanze  sono a rischio, niente montagna,  niente mercatini di Natale. Piovono le prime disdette,  ma intanto nelle strade e nelle piazze italiane tutto continua come se nulla fosse o quasi, guai a mettere in scacco la micro e macro economia. Prima spendiamo lo spendibile, poi si vedrà. Ma si può ragionare in questo modo?
Sono tornati a pontificare i virologi, gli esperti di ogni tipo, divisi nella squadra degli  ottimisti a forza e in quella dei catastrofisti. Con  il risultato ovvio che non ci si capisce più niente. In compenso il governo sembra impegnato in altro, il dialogo-scontro con le regioni assume dimensioni e spessore kafkiani, imbrogli ed elusioni sono appena percepibili per la massa, che è confusa, arrabbiata,  Misure dovranno essere adottate a breve, qualcosa andrà pur fatto, inutile restare a guardare ipnotizzati gli scostamenti della curva dei contagi. Ma si prende inutilmente tempo, per vedere se il fenomeno muta da sé. Se il vaccino non è più risolutivo è evidente che bisogna pensare ad altro, ad un sistema di controllo diverso. Serio, pesante. Definitivo. Scuola, trasporti, uffici, tempo libero. Inutile nascondersi, è evidente che ancora una  volta  i super esperti non hanno saputo sostenere adeguatamente il governo, è evidente che al di là della retorica degli slogan e delle parole d’ordine si è fatto poco per convincere gli italiani ad autoregolarsi. Ciò che sarebbe stato più semplice per tutti.  Si è scelta la via forzata del vaccino, tralasciando altro, senza inseguire i contagiati attraverso i tracciamenti, senza tentare screening ragionati, senza aumentare i controlli.   Peggio, h anno giocato in modo poco trasparente. Con il green pass, ad esempio. Una sorta di salva condotto che non ha nulla di sanitario, e che ora che è stato squarciato il velo della ambiguità si sa offrire una copertura fasulla. Il green pass non ti dice se il  tuo vaccino tiene ancora, dice solo che lo hai fatto. Ma puoi circolare dove vuoi, pericolo potenziale per tutti. Secondo grosso equivoco. Il tampone. Quello serio, molecolare, esclude la positività al momento, è sicuro. Ma costa. Ed è a tempo. Il test rapido, invece, non offre garanzie  sufficienti da nessun punto di vista, ha una attendibilità del 60 per cento. Ma ci è stato spacciato come scorciatoia  per avere quel sigillo sul green pass,  strumento indispensabile per andare a scuola, per andare a lavorare, per entrare dovunque e comunque. Oggi scopriamo che milioni di persone vivono  e lavorano grazie al test rapido (venduto a prezzi scontati, a pacchetti per studenti e docenti, etc)  convinti di essere sani, ma che in realtà forse non lo sono.  E il virus viaggia così ovunque. Possibile che chi comanda e decide non avesse chiara questo terribile scenario? E perché non stoppa quelle inutili code davanti alle farmacie e ai laboratori togliendo alla gente quel senso di sicurezza  e di invulnerabilità fasulla? La politica degli equivoci ci ha portato a questo. Non si può fermare il paese ma non si può nemmeno lasciarlo andare così alla deriva.  Dunque, che si fa?

REPORTER