ROMA – Ancora una volta si è elevato alto il grido di mamma coraggio Laura Ruzza che ha riunito intorno a sè con associaizoni, mamme e rappresentanti delle istituzioni per chiedere che suo figlio Luca (nome di fantasia), di 8 anni, venga tolto dalla casa famiglia a Torvajanica in cui si trova da luglio e torni a casa da lei.Mamma Laura, lo scorso martedì davanti alla sede del Dipartimento delle Politiche sociali di Roma Capitale e oggi davanti al Tribunale per i Minorenni di Roma, ha continuato a denunciare: “Le condizioni di salute di mio figlio peggiorano costantemente ma dopo mesi e mesi di istanze urgenti, ancora non vengo ascoltata dai magistrati di questo Tribunale”, ha detto alla Dire. Davanti al Tribunale, Laura ha appeso un grande cartellone con le foto del figlio: alcune, quelle che risalgono al periodo passato con la mamma, lo ritraggono, seppure col volto offuscato, mentre corre e sorride. Dagli screenshot fatti durante le videochiamate dalla casa famiglia, invece, appare visibilmente dimagrito e con alcuni denti mancanti. Il piccolo Luca soffre di epilessia e di una forma di cheratite interstiziale agli occhi, patologie entrambe tenute sotto controllo da Ruzza con farmaci e terapie. Adesso invece Luca “è praticamente cieco” e la mamma lo è venuto a sapere con una email della tutrice delegata lo scorso 28 aprile, in cui si dice che ora la condizione del bambino corrisponde a “cecità parziale”, tanto che potrebbe essere necessario un tiflodidatta per le attività scolastiche.  Tra l’altro è caduto, è ingessato e sta in carrozzina.  Ruzza, dopo gli incontri in videochiamata con il figlio, aveva segnalato alla casa famiglia il peggioramento delle sue condizioni di salute, visto che lo vedeva dimagrito, con alcuni denti mancanti e gli occhi semichiusi. Ma le istanze della madre sono state ignorate, “rigettate a causa di un pregiudizio”. Laura Ruzza infatti è stata definita da una ctu una madre “ostativa”, una delle tante declinazioni della Pas, la cosiddetta sindrome di alienazione parentale recentemente bandita (insieme a tutti i suoi sinonimi) dalla Corte di Cassazione intervenuta sul caso Massaro. Eppure, proprio in virtù dell’alienazione parentale a Ruzza è stato portato via il figlio con un prelevamento coatto, altra pratica definita “fuori dallo Stato di diritto” dalla Cassazione. Da allora Ruzza ha avuto col figlio solo rapporti telefonici, peraltro interrotti dopo che lo scorso dicembre la senatrice Cinzia Leone e la consigliera della Regione Lazio Francesca De Vito hanno effettuato una visita istituzionale nella casa famiglia dove risiede Luca.  De Vito ha spiegato: “La prima conseguenza della nostra visita è stata una relazione al Tribunale per i Minorenni piena di falsità e la mamma del bimbo ha ricevuto l’ulteriore impedimento di non poterlo neanche sentire al telefono per accertarsi della sua salute fisica e mentale”.

Secondo Laura Ruzza e i suoi avvocati, Luca “è in pericolo e non c’è un minuto da perdere, deve tornare subito a casa”. E anche secondo Vincenza Palmieri, pedagoga e presidente dell’Inpef (Istituto nazionale di pedagogia familiare), “il primo punto è riportare a casa il bambino, che da quando ha perso il contesto familiare sta vivendo in uno stato di deprivazione e anche per questo sta sempre peggio”. Al momento, gli avvocati di Ruzza hanno denunciato i giudici del Tribunale per i Minorenni di Roma per omessa tutela del minore.