Di Ugo Battaglia

Governoe e sottogoverno, le spine di Giorgia Meloni Dopo il tira e molla che ha tenuto banco sottotraccia negli ultimi giorni, la premier ha rispolverato il vecchio “Manuale Cencelli” aggiornandolo e rivisitandolo. Io sono Giorgia, donna, madre e presidente del Consiglio. Ma alla fine ha usato il bilancino per scontentare tutti ma solo un poco. Governare comporta anche il rischio di non essere simpatica agli alleati. Dunque archiviato il dossier sulla squadra del sottogoverno resta la opportunità di valutare le soprese e gli umori/ malumori nella maggioranza. A bruciare tutti sui tempi è Matteo Salvini che prima ancora che la premier rendesse noti i nomi in maniera ufficiale aveva già  diffuso l’elenco della squadra leghista. Un gesto irrituale. E che mette in evidenza la volontà di avere una forte presenza, quasi da protagonista, sulle iniziative del governo da parte del leader leghista. Una spina nel fianco di Palazzo Chigi che Giorgia Meloni contrasta soprattutto con il decisionismo e la velocità di queste ore sui principali dossier. Ma le piccole tensioni restano. Dalle parti di Fi più che la volontà esasperata di protagonismo c’è una attenta valutazione del suo peso oggettivo nella coalizione. Da qui i distinguo e le richieste di chiarimenti per alcune mancate nomine, come quella di Giuseppe Mangialavori. Berlusconi in persona ha provato fino a sera tardi a chiedere che l’esponente calabrese del partito facesse parte della squadra di sottogoverno. Nulla da fare. Al suo posto, sempre per dare rappresentanza alla Calabria, entra Maria Tripodi non eletta alle ultime elezioni. Una scelta dettata anche dal fatto che in Calabria Fi ha fatto uno dei migliori risultati. E per il Cavaliere nulla da fare nemmeno per Valentino Valentini agli Esteri. Per lui, la promozione a viceministro ma al Mise. Escluso doc anche l’ex capogruppo di Fi alla Camera Paolo Barelli che nelle trattative sarebbe dovuto finire al Viminale dopo la decisione di non ricandidarlo alla guida del gruppo di Montecitorio e fuori alla fine anche Francesco Battistoni che in molti davano in pole per l’Agricoltura. Due nomi vicini al coordinatore di Fi Antonio Tajani. New entry invece quella di Tullio Ferrante, giovane avvocato campano (vicino a Marta Fascina?). Ce la fa anche Matteo Perego, altro pupillo di Berlusconi. Sorpresa anche per la decisione dell’ex premier di indicare in quota Fi Sandra Savino, deputata della passata legislatura: ma era la promessa di dare un risarcimento al Friuli visto che nella suddivisione dei collegi, gli azzurri erano restati fuori ed il partito non ha avuto nemmeno un eletto. Insomma Giorgia è stata brava, e  – bisogna pensare – bene consigliata. Non ha avuto tempo di studiare da premier, ora deve interpretare il ruolo come se lo fosse da sempre.